
l'indifferenza, la cattiveria che purtroppo caratterizzano la vita di molti,
lasciando posto ad una grande apertura di cuore”.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti voi ed alle vostre famiglie.
![]() L'importanza di un lavoro quotidiano teso a cavar fuori il vero e unico "petrolio" della Calabria: la genuinità di prodotti speciali, i loro sapori, odori e colori, la salvaguardia di tradizioni ultramillenarie, la valorizzazione di esperienze gastronomiche tramandate nei secoli. Viene ancora dalla terra il richiamo che porta la campagna “Consuma e spendi calabrese” sulle montagne dell’entroterra, in mezzo ai frutteti e agli orti di un’azienda agricola trasmessa di generazione in generazione che sia chiama “Frutti Antichi”. E torna a parlare di vere e proprie prelibatezze, la campagna lanciata per promuovere il valore di tesori nascosti e, purtroppo deperibili e spesso a rischio di estinzione, poiché il prezioso bottino che brilla al sole di montagna non è fatto di monete, ma di frutti della terra. E anche il tempo ha un valore a parte, qui. Siamo a Viterale, contrada del comune di Serrastretta (Cz), pochi chilometri sotto il Passo Condrò (1.050 m. slm), da sempre dedita all’agricoltura, alla raccolta delle castagne, all’allevamento dei maiali. Angelo Aiello si occupa di tutto, degli orti e dei suoi frutteti, e inizia in questi giorni la preparazione di un’insalata che sarà servita sulla tavole del suo agriturismo a dicembre. Proprio come si faceva una volta. Mette insieme in una damigiana, con aceto di vino e acqua, cipolle rosse, pomodori verdi, “quelli tondi buoni per fare la salsa” e pere. Ma sono pere speciali: «E’ il pero viteralese, detto anche pero saverotto (dal soprannome di colui che, probabilmente, lo innestò per primo, ndr), un albero che si trova solo qui, su questa montagna, in tutto il comprensorio ce ne saranno una ventina di piante - spiega il produttore -. E’ un frutto per sua natura biologico, respinge i trattamenti chimici, poiché il primo innesto fu fatto, all’inizio del ’900, su un pero selvatico e ha conservato questa suo “Dna selvaggio”. Il problema è che le sue produzioni non sono abbondanti ed è anche molto sensibile ai cambiamenti climatici». La pera viteralese ha un gusto dolce ed una consistenza granulosa, ma anche la colorazione e la maturazione sono particolari: «Si raccolgono quando sono ancora verdi e si lasciano a maturare nella paglia fino al raggiungimento di un colore giallo paglierino all’esterno. All’interno, invece, sono bianche e c’è una fase precisa in cui il cuore del frutto comincia a cambiare colore: in questo preciso momento il frutto dà il massimo del gusto, poi comincia a diventare come si dice nel dialetto locale “fhicatiellu”, cioè assume quella colorazione marrone che sta a significare che il frutto è passato». Quando la si mette nella damigiana la pera viteralese è ancora coperta dalla sua buccia: solo tre o quattro mesi dopo, nel mese di dicembre, nel periodo in cui in azienda si uccidono i maiali allevati dal produttore e si mangia la carne fresca, gustosissima e notoriamente grassa, si toglie il preparato dalla damigiana, lo si lava con l’acqua e si condisce per servirlo: «Quando vengono gli ospiti (solo su prenotazione, ndr) nel periodo invernale servo loro soffritto di maiale o “frittule” e l’insalata di pere viteralesi, cipolle, peperoni con l’aggiunta di fettine di mele del mio frutteto tagliate al momento, il tutto condito con un filo di olio extravergine d’oliva: un insieme eccezionale dal gusto agrodolce, si sprigiona un profumo che non può essere descritto, proprio come vuole la più semplice tradizione contadina delle nostre montagne», racconta l’appassionato produttore, che con i frutti della sua azienda agricola porta avanti l’agriturismo il “Vecchio Casale”. Pasti semplici, come quelli preparati un tempo, ma ricchi di storia, di sostanza e di lavoro alle spalle, che in passato non lasciavano mai il contadino a digiuno, anche nei periodi più duri, e di cui oggi si rischia di perdere memoria: «Ricordo mio nonno, e poi mio padre e mia madre, andare al mercato di Nicastro negli anni ’50: le pere e le mele “de ‘a muntagna” dicevano, andavano a ruba, la gente veniva apposta da Vibo, il prodotto si vendeva e chi conosceva quel frutto voleva quello e quello soltanto». Tanti frutti preziosi, che recuperano tradizioni e sapori antichi Rosalba Paletta
Nella foto al centro Angelo Aiello con in mano due pomodori di Belmonte prodotti nella sua azienda Nella foto in basso alcuni degli ortaggi prodotti nell'azienda agricola di Viterale (Pubblicato su "Il Domani" dell'11 settembre 2007)
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Il progetto di Engco (che prevede la completa sostituzione dell’attuale infrastruttura, insufficiente e tecnicamente inadeguata al cresciuto volume di traffico dello scalo) è stato approvato dall’ultimo Cda Sacal, in linea con il lavoro svolto dalla Commissione di gara per il Concorso di progettazione che ha appunto premiato questo lavoro quale migliore e più confacente soluzione tecnico-architettonica. Sulla base degli esiti del Concorso, il Cda Sacal dovrà adesso procedere all’affidamento della progettazione definitiva della nuova aerostazione e quindi al successivo appalto dei lavori.
L’architettura del manufatto vede un primo involucro in alluminio a curvatura variabile e strutture portanti su una seconda struttura cosiddetta a brise-soleil, che precede e avvolge la prima: “la pelle esterna - spiegano gli estensori del progetto - racchiude la pianta su due livelli atta ad assolvere correttamente a tutte le funzioni di un moderno scalo. Lo spazio è scandito da strutture a vista che in modo ritmico comprendono le grandi pareti in cristallo che delimitano il perimetro e diventano la pelle trasparente dell’intero involucro”.
Quattro “buchi” asimmetrici previsti in copertura, mettono in collegamento esterno ed interno, favorendo l’illuminazione naturale dello scalo. Il colore predominante dell’esterno è il bianco, scelto sia per frenare il calore dei raggi solari, migliorando al contempo i consumi energetici, sia per conferire carattere mediterraneo alla nuova costruzione. La struttura interna è invece in acciaio e vetro, con sistemi di isolamento termico, acustico e di sicurezza.
Decorazioni attinenti alla natura, completano il concept del progetto, rendendolo nel suo complesso originale e di sicuro impatto emotivo. Grande attenzione, inoltre, agli interventi di “lighting” come componente essenziale della stessa architettura e dell’identità strutturale. E tutto progettato secondo avanzati criteri bioclimatici, quindi eco-sostenibili, con sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili e impiego di bioedilizia…
La capacità dello scalo sarà di circa 3,5 milioni di passeggeri l’anno, con superfici di grandi dimensioni e standard di comfort superiori. Come detto, saranno comunque facilmente praticabili nuovi interventi di ampliamento: tre sono i piani operativi concepiti con una logica modulare e flessibile, quindi modificabile secondo nuove e future esigenze e in considerazione delle rapidissime e magmatiche trasformazioni del sistema dei trasporti aerei.
“Al di là delle valutazioni estetiche, sempre comunque affascinanti - spiega il presidente di Sacal Eugenio Ripepe - ciò che da principio va sottolineato è che con questa progettazione si abbandona definitivamente la cultura del ‘rattoppo’, della contingenza, dell’emergenza, dei lavori strutturali parziali, destinati comunque ad esaurire in breve il loro contributo. Questa volta è stata data giusta priorità a progetti complessivi, pensati in grande, per cambiare e per durare... Venendo nello specifico al progetto di Engco, ciò che colpisce è la forte identità, la specificità, la volontà di caratterizzare anziché, per così dire, di spaesare, di spersonalizzare. Personalmente credo che un aeroporto non debba essere più un non-luogo, una frontiera, un transito e basta; ma un nuovo spazio della modernità, un luogo di accoglienza e calore, una cerniera che accompagna in un territorio ed in un paesaggio, un crocevia che ha una sua dimensione di orientamento. Le proprietà di un aeroporto sono diventate oramai proprietà del viaggio stesso: e un bel viaggio, come sottolineano i progettisti, fa rima con un buon aeroporto, che deve essere, appunto, funzionale, moderno, comodo e bello. Certo, un grande progetto architettonico è anche sempre una grande scommessa di innovazione, una nuova mappatura dello spazio e del territorio che esige nuove risposte e nuove coordinate. Decisamente meglio, allora, considerando naturalmente scontata la praticità, la funzionalità, l’efficienza, la razionalità della struttura, la prospettiva di un aeroporto radicalmente innovativo e spettacolare: come innovative e spettacolari riescono ad essere (quando ci riescono) le architetture contemporanee”.
Viene prodotta prevalentemente nella zona di Spilinga (VV), ma oggi imitazioni del prodotto suddetto, anche di qualità paragonabile, sono ormai prodotte o comunque reperibili in tutta la regione, a tal punto da essere un alimento tipicamente associato, come avviene per il peperoncino, a tutta la Calabria.
Preparata con le parti grasse del suino, con l'aggiunta del peperoncino piccante calabrese, è conservata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata.
Si consuma spalmandola su fette di pane abbrustolito, meglio se calde, o come soffritto per la base di un ragù o di un sugo di pomodoro, con aglio; sulla pizza, prima degli altri condimenti se cruda, oppure appena sfornata; su fettine di formaggi semi-stagionati o nelle frittate.
Gustose ricette calabresi a base di nduja di Spilinga e non solo...
PER
In tale contesto appare evidente come la realizzazione di una discarica di dimensioni paragonabili ad una collina artificiale, alta
L’idea del contesto si ottiene tenendo conto sia della realtà geoambientale e della localizzazione delle preziosissime e specifiche risorse naturali disponibili nella regione, sia dei dati agli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dati come quelli contenuti nella Relazione approvata dalla stessa Commissione nella seduta del dicembre scorso, e dove, tra l’altro, si legge: “Nei 409 Comuni calabresi sono stati censiti ben 696 siti potenzialmente inquinati di rifiuti con volumi superiori ai 250 mc.. Le discariche dotate delle opere necessarie a prevenire l'inquinamento sono appena 39 (5,6%) e il 63% delle discariche è ubicato a meno di
Si riscontrano nella regione un elevato numero di siti utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti, spropositato rispetto alla popolazione residente - una discarica ogni 2974 abitanti - il che induce ad ipotizzare possibili coinvolgimenti, nel passato, di smaltimento di rifiuti pericolosi provenienti anche da altre regioni o dall'estero con l'inserimento della criminalità organizzata, sempre tempestiva nell'utilizzare tutte le opportunità per diversificare i propri illeciti interessi.
Le situazioni di degrado ambientale, riconducibili al disinteresse di molte delle amministrazioni locali, hanno favorito, certamente in passato, ma sussistono tuttora i rischi, le ecomafie e le attività di operatori senza scrupoli, che hanno inquinato terreni e canali con i residui delle proprie attività (settori agroalimentari, frantoi ed edilizia), come è stato ampiamente relazionato dal Corpo Regionale della Forestale e dalla Capitaneria di Porto di Gioia Tauro.”
Nella citata relazione si legge anche che “il Commissario delegato ha approvato un piano di bonifiche per le discariche, prevedendo una classificazione dei 696 siti censiti per tipologia dei rifiuti smaltiti e per pericolosità. Delle 696 discariche del piano bonifiche, redatto dalla struttura commissariale, 58 risultano attive, 636 dismesse,
In base al rischio sono stati classificati:37 siti a rischio marginale; 261 siti a rischio basso; 40 siti a rischio medio. I siti ad alto rischio sono aree con enormi volumi di rifiuti, costituiti da grosse discariche dismesse, per lo più a ridosso di corsi d'acqua ed a breve distanza dalle foci di fiumi e canali, con danno ambientale in atto ed elevato rischio per la salute delle popolazioni interessate. In particolare: 240 discariche sono utilizzate solo per R.S.U. (non viene esclusa però la presenza di rifiuti urbani pericolosi); 4 discariche sono costituite da rifiuti speciali pericolosi; 5 discariche sono costituite da rifiuti ingombranti; 4 discariche di inerti e materiale da demolizione. Il resto è rappresentato da discariche utilizzate per smaltire R.S.U., rifiuti ingombranti, materiale da demolizione. Due delle quattro discariche utilizzate per smaltire rifiuti speciali pericolosi sono abusive. L'amianto è molto diffuso sul territorio ed in forme non molto concentrate; i tempi per un adeguato intervento di bonifica saranno pertanto inevitabilmente lunghi e costosi.
La relazione sottolinea come non sono da trascurare i comportamenti incivili di molti abitanti che hanno disseminato sul territorio materiale di ogni tipo, soprattutto inerti ed amianto, derivanti da demolizioni e dall'attività di ristrutturazione edilizia. E che l'utilizzazione di aree non idonee alla localizzazione delle discariche, anche a ridosso di canali, torrenti o ai margini di alvei fluviali, in terreni senza recinzione ed impermeabilizzazione del sottofondo, privi di impianti di canalizzazione delle acque piovane e della raccolta del percolato, hanno provocato gravi ripercussioni sotto l'aspetto ambientale ed igienico-sanitario. Le discariche abusive si trovano soprattutto sul territorio pianeggiante, e cioè nella ristretta fascia delle pianure costiere e nelle vallate fluviali che separano le catene montuose principali.
Sempre nell’ambito dell’attività della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, il 20 novembre scorso, nell’audizione del commissario delegato per l'emergenza rifiuti in Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, e del responsabile unico del procedimento per l'emergenza rifiuti in Calabria, Giovan Battista Papello quest’ultimo ha dichiarato: “: “ Con riferimento ai rifiuti speciali preciso che da noi non c'è una grandissima produzione di questo tipo di rifiuti e ci sono alcuni impianti di trattamento.” Per uno di questi impianto abbiamo un problema, che stiamo affrontando con risorse regionali, nel comune di Locri, dove una vecchia fabbrica di trattamento di rifiuti speciali è fallita: siamo andati sul posto e abbiamo trovato di tutto; quindi c'è stata necessità di un intervento urgente di bonifica. Ci sono alcuni impianti per il trattamento di rifiuti speciali o discariche di categoria 2B o
L’inesistenza di necessità e urgenza a realizzare discariche in particolare nei territori del settore centrale della regione, viene ribadito più volte nella citata relazione del luglio 2003 dove si afferma: “Le motivazioni che inducono a ritenere ormai conclusa e non più prorogabile l'esperienza del Commissariato straordinario e dei poteri delegati per la gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria sono riconducibili alle seguenti considerazioni: …Il sistema Calabria centro è stato già ultimato ed è in funzione”
La mancanza di necessità ed urgenza di discariche appare più evidente se la situazione calabrese è inquadrata nel contesto nazionale. Infatti, il numero di discariche censite in Italia è di 6.286:se questo numero viene diviso per il numero delle regioni si ottiene circa 315, il numero di discariche che ogni regione avrebbe se il totale fosse ripartito in parti uguali. Ma la distribuzione delle discariche, come la distribuzione di tanti altri indicatori, è a svantaggio della Calabria dove di discariche ne sono state censite 696, più del doppio della teorica ed equa ripartizione.
Va precisato che non si può fare come
Va tuttavia considerato che i dati sulla quantità e localizzazione delle discariche non sono separabili dai fenomeni d’inquinamento delle acque ed in particolare di quelle marine. In proposito va evidenziato il rilevante aumento dei divieti di balneazione che, rispetto all’inizio di maggio, si è registrato alla fine della stagione balneare 2004. Va tenuta presente lanche a fonte degli stessi, e questo anche in considerazione del fatto che c’è sempre qualche amministratore comunale o regionale distratto che, dopo la pubblicazione del nostro rapporto sullo stato di salute del mare predisposto sulla base dell’esame dei dati ufficiali della regione si affretta a dichiarare l’inesistenza o l’irrilevanza dell’inquinamento, lasciando intendere, a qualche lettore pure distratto, che la nostra analisi dei dati di fonte regionale sia un commento a risultati di altre analisi delle acque, diverse da quelle ufficiali.
Così come va considerato che l’area dove la società di Vercelli vuole depositare una collina di rifiuti speciali oltre che ben visibile dal finestrino degli aerei che atterrano all’aeroporto di Lamezia Terme è un’area posta al centro della Calabria in un contesto geoambientale unico in tutta la catena appenninica, tra i due mari che bagnano i golfi di Sant’Eufemia e di Squillace separati dal più stretto lembo di rocce con impressi i segni che testimoniano nascita ed evoluzione di tutta la storia geologica d’Italia.
È un’area di un contesto ambientale sempre abitato dall’uomo con testimonianze archeologiche di tutte le età ed a partire dal Paleolitico: nella zona centrale del territorio di Italo che ha dato il nome a tutta
È un’area al centro della regione con la più alta disponibilità di sorgenti naturali e falde idriche con acqua potabile d’ottima qualità e tra le migliori d’Europa.
Considerare tutto ciò, la sismicità e le caratteristiche idrogeologiche dei terreni che caratterizzano l’area è doveroso ed utile per evitare interventi dannosi e favorire la valorizzazione del territorio al fine di migliorare la qualità della vita di chi ci vive. Per tal fine occorre tener conto anche delle più realistiche ed avanzate indicazioni per risolvere il problema dei rifiuti come , ad esempio, i dai dati contenuti nel Sustainable Use of Resources in Europe a cura del Coordinamento Europeo degli Amici della Terra con il Patrocinio della DG XI dell'Unione Europea; ed in particolare i dati contenuti nel “Rapporto Italia” che, tra l’altro, evidenzia come: ”L'aumento della quantità di rifiuti prodotti dalla moderna civiltà dei consumi è dovuto principalmente a metodi di produzione inefficienti e ad un abuso di energia e di materiali. Un forte impegno nella prevenzione, un elevato rendimento del recupero e del riciclaggio, l'affermarsi di un mercato dove le materie recuperate si integrino di nuovo nel ciclo produttivo sono azioni che riducono i rifiuti e, contemporaneamente, il prelievo di risorse naturali; un elemento, questo, molto importante per l'Europa e particolarmente per l'Italia, che è povera di materie prime. Il metodo dello Spazio Ambientale, che fissa precisi obiettivi per la riduzione dell'impiego di materie prime nei paesi industrializzati in periodi determinati, rappresenta uno strumento efficace per una politica di riduzione dei rifiuti, inserita in uno scenario di sviluppo sostenibile. Applicando il metodo dello Spazio Ambientale, gli Amici della Terra hanno calcolato che uno sviluppo sostenibile del sistema economico italiano comporterebbe, entro il 2010, una riduzione del fabbisogno di materiali del 25%.
Le politiche ambientali del nostro paese stentano ad integrare la gestione dei rifiuti con l'uso razionale delle risorse e con sviluppo sostenibile. Certamente, un governo settoriale può essere più agevole e meno impegnativo in termini di rispetto degli obiettivi fissati. Ma in questo modo si priva la politica dello sviluppo di elementi essenziali di innovazione di sistema e non si danno indicazioni valide per orientare in modo eco-efficiente gli investimenti.
La speranza che le iniziative più avanzate già adottate in molti altri paesi europei costringeranno l'Italia ad accodarsi, sia pure in un secondo tempo, non è consolante. Anche perché è prevedibile che, ancora per lungo tempo, occorrerà fronteggiare le emergenze, pagando un alto prezzo in termini di degrado ambientale, di costi sociali, di riduzione della qualità della vita e di perdita di competitività del sistema produttivo in uno scenario di crescente mondializzazione dei mercati.”
Ignorare tutti questi dati e continuare a fare come gli struzzi favorendo l’aumento delle discariche può portare gli stessi “struzzi di Calabria” ad infilare la testa non più nella preziosa terra della regione ma nei rifiuti speciali provenienti da fuori regione.
Ambiente Lo smaltimento della spazzatura del comprensorio al centro di un incontro con il fisico dell'Università "La Sapienza" Massimo Scalia
Pianopoli In costruzione il megaimpianto per rifiuti speciali Scorie di metalli nella discarica, c´è tanta paura come a Crotone La Eco Inerti ha ripreso i lavori dopo aver pagato | |
PIANOPOLI - A Pianopoli un´altra Crotone? Nella nuova discarica che si sta realizzando in località Gallù-Carratello, dove dovrebbero arrivare rifiuti speciali, e tra gli altri anche scorie di fabbriche metallurgiche, che producono cioè zinco e piombo come la vecchia Pertusola, che secondo la magistratura crotonese hanno provocato un disastro ambientale di notevole dimensioni. Nessuna risposta alle interrogazioni avanzate dai diversi rappresentanti istituzionali, movimenti e associazioni ambientaliste, sull´idoneità del sito scelto per la discarica in cui confluiranno rifiuti prodotti dall´estrazione mineraria, dalla lavorazione di pelli e pellicce, dalle industrie di vernici e pitture, oltre a quelle metallurgiche. Sono soltanto alcuni degli scarti contenuti nell´elenco delle 423 specie, raggruppati in 15 categorie, ammesse nell´opera da 500 mila metri cubi di spazzatura. Lista, impianto e luogo, nel recente passato sono stati oggetto di esposti e di interpellanze ad ogni livello istituzionale. Ma soprattutto la discarica è stata interessata da due sequestri per mano del Corpo forestale dello stato e del Tribunale lametino. Azioni che hanno provocato il blocco dei lavori, venuto meno nello scorso marzo a seguito della sanatoria rappresentata da una multa di 18 mila euro alla società Eco Inerti che detiene la concessione edilizia. La sanzione, inflitta per lavori realizzati in assenza o in difformità del nullaosta paesaggistico-ambientale, ha certificato irregolarità nell´esecuzione dell´attività e, nel contempo, ha consentito alla ditta di estinguere i reati. Per cui la Eco Inerti non ha più vincoli, e nello scorso luglio ha compiuto il successivo passo per la ripresa ed ultimazione dei lavori presentando alla Regione la domanda per l´ottenimento dell´autorizzazione integrata ambientale (Aia). Un provvedimento che autorizza l´esercizio di un impianto conforme ai requisiti del decreto, e che sostituisce ogni altro visto, nullaosta, parere o autorizzazione in materia ambientale. La discarica di Gallù-Carratello potrebbe dunque aggiungersi ai 18 impianti presenti nel Lametino per lo smaltimento, lo stoccaggio ed il trattamento dei rifiuti. In diverse occasioni però, e da più parti, sono stati sollevati dubbi sulla realizzazione dell´opera, in merito principalmente a discordanze tra il progetto della discarica e la situazione esistente in loco. Esistono documentazioni, è riportato nell´interrogazione numero 3 dell´8 giugno 2005 dell´ex assessore regionale Nino De Gaetano, fortemente vincolanti sulla natura idrogeologica dell´area interessata. Si sostiene «l´assoluta mancanza d´acqua, mentre esiste un pozzo al centro del terreno interessato ed un altro che, nella limitrofa proprietà coltivata ad uliveto, è posto ad una profondità inferiore ai venti metri». Anche sull´iter progettuale ed autorizzativo l´esponente di Rifondazione comunista ha illustrato inadempienze. «Sembra», secondo De Gaetano, «non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Giulio Riga, che accompagna il Piano regolatore del Comune di Pianopoli, nel quale si sconsiglia l´edificabilità dell´area prescelta. Il coordinamento distrettuale di Lamezia del Corpo forestale dello Stato nel rilasciare nel giro di 48 ore il nullaosta atto ad eliminare il vincolo che grava sul terreno, ha prescritto una condizione precisa: non dovranno essere movimentate le colline circostanti che, essendo di natura sabbioso conglomeratica, possono creare problemi idrogeologici. Riconoscendo di fatto l´inidoneità del sito per l´attuazione del progetto in questione che comportava, cosi come poi è successo, un vero e proprio stravolgimento dei luoghi». Stesse problematiche inserite nell´interrogazione fatta dall´ex consigliere provinciale Pino Commodari e in quella dell´ex parlamentare ed ex presidente comunista della commissione ambiente del senato Tommaso Sodano, in cui si legge pure l´attività di denuncia compiuta dal Wwf Calabria: «La costruzione avviene nonostante la discarica non sia inserita nel sistema di smaltimento regionale; in presenza di dichiarazioni di esponenti dell´Ufficio del commissario per l´emergenza ambientale che affermano che nella nostra regione non vi è alcuna necessità di queste discariche; nonostante si trovi al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche situate in prossimità della popolosa frazione Cancello del comune di Serrastretta». Sono le stesse contestazioni avanzate per prima dal Comitato intercomunale contro la discarica di Carratello. Rimaste, a distanza di anni senza alcuna risposta. E i dubbi aumentano. Agostino Perri Fonte: Gazzetta del Sud |
Siamo nati in un paese molto povero
Da ragazzi i nostri giocattoli erano quelli che ci dava la natura. E noi li scoprivano nella terra nei fiori nei frutti negli oggetti. I nostri passatempo sono stati i chiodi, i ciottoli del fiume, le palline di vetro delle gassose, i pezzi di legno, i rocchetti del filo da cucire, zufoli, flauti (cindrilli, chjova, stacce, viettura, rocchelli, tirri, fhischaruli, fhischette, etc).
Per tanti anni, e ancora adesso, penso che dopo queste cose, non ho sentito mai, quanto le cose che ebbi fossero mie. L’adolescenza e l’infanzia sono stati per noi tutti qualcosa di indimenticabile, come la primavera che ogni giorno ci fa scoprire profumi nuovi, colori e segni di rinascita di vita .Da ragazzi abbiamo trascorso qui le feste, qui frequentato la scuola e scandito le stagioni. Ci siamo inebriati dei campi arati da poco, dal profumo della terra ,dall’erba appena tagliata, dal profumo del fieno, dal fruscio del grano accarezzato dal vento, che per noi prendeva le sembianze di un’onda di quel mare che forse non avevamo mai visto, l’ombra delle grandi querce, le siepi di rovi cariche di more, i nidi degli uccelli preda di noi piccoli cacciatori,i fichi che sostituivano le caramelle, gli ulivi, i fichi d’india che malgrado la pericolosità qualche volta riuscivamo a portar via, il canto delle cicale, le lucciole che rincorrevamo nelle calde notti di giugno, la polvere il fango, le povere case, e le persone del paese, gli amici e i compagni delle nostre avventure. Sentivamo e forse lo sentiamo ancora che tutto ciò ci apparteneva, che era dentro di noi. Perdemmo la nostra innocenza e le nostre certezze, solo quando il nostro destino venne improvvisamente attraversato dal treno. Partimmo portando con noi, nella valigia di cartone legata con lo spago,quanto si poteva per intraprendere un viaggio che conduceva più che a una destinazione ad un destino. Da allora le stazioni, i treni,le sale d’aspetto diventarono per necessità i luoghi d’incontro per comunicare il nostro estraneamento, la nostra fuga, le nostre aspirazioni .E si partiva per Roma per il nord Italia Milano, Torino, la Svizzera, la Francia ,il Belgio, la Germania L’America, sempre cercando di stare il più lontano possibile da ogni forma di sfruttamento e di disagio. L’emigrazione portava via noi, come prima aveva portato via i nostri padri, che ci venivano riconsegnati soltanto per le feste, a Natale con torroni susumelle, cioccolate e un’immancabile bottiglia di liquore che a quei tempi così come era successo precedentemente con il rosolio, andava a sostituire la classica bottiglia di Anice; Era il millefiori. Bottiglia lunga colore giallo ,con dentro la classica frasca carica di cristalli di zucchero, che veniva posta a padroneggiare sul comò ( o alla spuntuniera) accanto alle foto di famiglia come a simboleggiare un ritrovato benessere .Sono partito per la prima volta il 24 agosto del 1969, avevo solo 15 anni ed ero pronto per l’avventura. Eravamo in tanti ed andammo alla stazione di S. Eufemia ,con con la vecchia 600 multipla di Antonio Juliano. Prendemmo d’assalto i vagoni per Torino che erano fermi alla stazione entrando nella carrozza non attraverso la porta ma dai finestrini. Siamo scesi dai finestrini anche quando arrivammo alla stazione di La Spezia ma in questa circostanza a giustificarci ci fu l’impossibilita’ di attraversare il corridoio in quanto era diventato un carnaio di gente stipata tra i bagagli, che raggiungevano l’altezza dei finestrini. A distanza di quasi 40 anni e’ ancora in me vivo lo sguardo severo di quella gente che ci guardava in modo strano,e noi senza rendercene conto sembravamo nello stesso tempo, incantati e spauriti, come quegli uccelli che anno appena spiccato il primo volo, dal loro nido e non riuscendo ancora a volare con destrezza saltellano per terra. L’impatto con un mondo completamente diverso dal nostro non ci spaventava, eravamo animati da una voglia matta di fare , eravamo sicuri che da quel sacrificio dipendeva il futuro delle nostre famiglie,il cambiamento del nostro paese,il nostro riscatto. Man mano che il treno effettuava nuove fermate, le carrozze e i corridoi si riempivano come un’uovo. Dopo circa mezzora di viaggio non riuscendo a stare seduto,per la curiosità di vedere qualcosa di mai visto, mi sono alzato per andare in corridoio, immediatamente un signore mi ha chiesto se poteva occupare temporaneamente il mio posto,ed io sorridendo gli ho risposto, si che poteva.Sono rimasto in corridoio per un paio di ore, e quando avrei voluto riprendere il mio posto, il signore si era addormentato, cosi per timore di essere sgarbato ho passato tutto il viaggio in corridoio, a contemplare le stelle e a sognare circa il mio futuro, proiettandomi in un mondo meraviglioso e sconosciuto nello stesso tempo. Intanto il signore che occupava il mio posto non so se per finta o sul serio, ha continuato a dormire tutta la notte senza svegliarsi mai. Vagando così nel mio sogno, mi immedesimavo in qualcosa del mio futuro, che mi sembrava sempre più reale ed alla mia portata. Intanto per effetto della stanchezza la gente si accomodava per terra rendendo impraticabile il corridoio mente i gabinetti erano stati invasi da miriadi di valigie di cartone contenenti miseria e sogni legati insieme con lo spago. Fu così che mentre vicino al finestrino, mi perdevo in quei sogni, alcuni ragazzi di San Michele che si trovavano due o tre sportelli più avanti del mio, con la delicatezza contadina del tempo tirarono una sputacchiata fuori del finestrino, che per effetto della velocità del treno fece un’insidiosa curva a 180 gradi finendo la sua corsa sulla mia faccia, con l’effetto di farmi risvegliare dal sogno e tornare con i piedi per terra, in quella realtà che altro non era che lo sradicamento della nostra gente dalla sua terra e dai più elementari affetti familiari e non.
Pino Della Porta