mercoledì 26 marzo 2008

La donna calabrese: ieri e oggi

La donna calabrese: ieri e oggi

Per i nostri antenati la donna era considerata in condizioni di passiva subalternità nei confronti dell'uomo. La Storia Sacra, addirittura, riporta fin dal suo inizio un episodio non proprio edificante. Verso il 1850 a.C. il Signore disse ad Abramo: "Parti dalla tua terra e vieni nel paese che ti mostrerò. Poi farò di te una grande nazione, ti benedirò e farò grande il tuo nome". A tale invito il semita lasciò la Mesopotamia per trasferirsi in Canaan. Era con lui, unitamente agli altri, la moglie. E stando per entrare in Egitto, Abramo disse a Sara: "So che tu sei una bella donna e che gli Egiziani, appena ti avranno veduto, diranno: - E' sua moglie - e uccideranno me, e lasceranno a te la vita. Di' dunque che sei mia sorella" (Gen.,XII).
Convinse allora la consorte di concedersi al Faraone. In cambio riceverà greggi, armenti, asini, schiavi e cammelli. L'avvenenza femminile, come appare, viene messa a frutto fin dalla Bibbia. Anche nella tradizione popolare calabrese c'imbattiamo spesso in facezie, metafore eufemistiche e domande maliziose:
"Piscinara, chi ti dassàu Patri Gustinu?" (Pescivendola, che cosa t'ha lasciato Padre Agostino?), chiede con ironia l'audace giovane, e la donna di rimando: "Chidu chi 'nci dassàu l'arcipreviti a to' soru!" (Ciò che l'arciprete ha lasciato a tua sorella!).
La forza erotica della donna, è risaputo, non trova paragone con l'uomo:
"Tira cchiù 'nu pilu di fìmmana a la 'nchianata, ca 'nu paricchiu di voi a la calata" (Trascina più un pelo di femmina in salita che un paio di buoi in discesa).
Ma non è questo l'intento del nostro discorso!
Un fantoccio qualsiasi è da preferirsi ad una donna, sostiene un aforisma di San Martino di Taurianova (Reggio Calabria): "Mu jesti omu e puru mu jè di pàgghia". La donna, infatti, ha capelli lunghi e cervello corto: "'A fìmmana 'ndavi i capidi longhi e 'a menti curta". E' ben misera la casa in cui manca un uomo, buono o triste che sia: "Bonu tizzuni e malu tizzuni, amara chida casa chi no' ndi chiudi!".
Un marito dappoco era superiore a qualsiasi amante imperatore: "Mègghiu maritu nipiteda e no' garzu 'mperaturi".
La nascita di una bambina costituiva motivo di preoccupazione per numerosi genitori, in quanto occorreva predisporre il corredo nuziale: "'A fìgghia 'nda fàscia e 'a doti 'nda càscia". (La figlia in fasce e la dote nel baule).
Venivano privilegiati i maschietti che - oltretutto - garantivano la continuità del casato: "Aundi 'nc'è omu 'nc'è nomu". (Dove c'è uomo c'è nome).
La virilità era una prerogativa indispensabile per gli uomini: "Diu mu ti lìbara di l'òmani spani e d''i fìmmani barvuti!". (Dio ti scansi dagli uomini imberbi e dalle donne barbute!).
Gli incarichi di responsabilità venivano affidati al sesso maschile, alle donne non era permesso accedere a tante cariche pubbliche. All'uomo si confaceva il fucile come al gentil sesso la calza: "All'omu 'a scupetta, a' fìmmana 'a cazetta".
Si diceva ancora a S. Martino, come in altre località calabresi:
"Se voi vidìri 'a bella massara, guàrdala quandu smìccia la lumera".(La vera massaia si rivela intenta ai lavori domestici da mane a sera, fino al lume di candela). La passività imposta rendeva vulnerabile e bisognosa di protezione ogni donna: "'A fìmmana senza statu è comu 'u pani senza lavatu". (La nubile è come il pane senza lievito). Di conseguenza, il matrimonio si celebrava molto presto: "A quindici anni 'a mariti o 'a scanni". (A quindici anni la donna dovrà accasarsi).
Le virtù delle figlie si misuravano dal luogo di provenienza: "La fìmmana com'è faci li cosi, lu focu di chi jè faci li brasi". (Dalle opere si giudica la stirpe, come dalla brace la legna). Ma se il matrimonio procurava dignità, era pur vero che la fortuna della famiglia dipendeva dalla donna: "'A fìmmana faci e 'a fìmmana spaci 'a casa". Non c'era da fidarsi delle donne che perdevano tempo fuori casa: "'A fìmmana chi va' fora no' tila e no' lenzola". (Chi va in giro non disbriga alcun corredo). Era, pertanto, da punire severamente colei che si allontanava senza motivo dalle mura domestiche: "A' fìmmana chi anda, rruppinci la gamba!").
Gli occhi rappresentano ancora la finestra dell'anima: "'A fìmmana vana si canusci all'occhi, l'omu mortu di fami a li stendicchi". (La vanità femminile traspare dagli occhi, l'uomo affamato dagli stiracchiamenti).
La natura può privilegiare una donna facendola nascere graziosa: "Cu' nasci bella nasci maritata". (Non ci sono difficoltà per una bella a trovare marito).
In passato si consigliava di preferire l'avvenenza femminile al danaro: "Se ti mariti pìgghiati 'na bella e no' 'na brutta cu' 'rrobba e dinari: la 'rrobba si 'ndi va' all'acqua e allu ventu, la bella resta e ti la poi prejari". (Le ricchezze andranno dissipate, ma una bella consorte si può ammirare ed amare per sempre).
Una mogliettina carina, inoltre, era motivo di orgoglio: "Cu' havi dinari pocu sempri cunta, cu' 'ndavi 'a muggheri bella sempri canta".
Così i nostri avi più fortunati che lavoravano fuori, lontani da casa, rientravano volentieri a fine settimana per abbracciare la loro amata: "Lu sabatu si chiama allegra cori pe' li muggheri di li foritani: a cu' l'avi bella 'nci allegra lu cori, cu l'avi brutta chi nci torna a fari?".
Ed infine, non c'è rimedio per le megere: "La brutta quand'è brutta di natura, hai vògghia pemmu fai lu strica e lava; la bella quand'è bella di natura, cchiù sciamparata (disordinata) va' e cchiù bella pari!".
"No comment" in quanto le donne calabresi sono meravigliose!


Domenico Caruso

Storia e Folklore Calabrese


martedì 25 marzo 2008

Orgogliosi di essere Calabresi...

SEI CALABRESE SE...

  • sei calabrese se pur non avendo un lavoro e un euro in tasca offri il caffè al bar ai tuoi amici!
  • sei calabrese quando ti lamenti sempre della tua città e quando sei fuori la vanti come se fosse il paese delle meraviglie!!!
  • sei calabrese se quando vivi fuori, almeno 1 volta al mese ricevi il pacco che ti manda tua madre da giù con tutte le cose tipiche!
  • sei calabrese se ami la tua terra e ti fai le vacanze nei tuoi posti di mare
  • sei calabrese se, pur vivendo al Nord da dieci anni, non hai perso una virgola del tuo meraviglioso accento!!( puru ca tutti ti pijjianu po' culu!)
  • sei calabrese se trovi un portafoglio per terra e ti futti tutti li sordi..(e puru u borsellinu si è bonu)
  • sei calabrese se parcheggi la macchina in quinta fila e dopo ti lamenti pure perché ti hanno fatto la multa
  • sei calabrese se per fare 100 metri prendi la macchina!!!!
  • sei calabrese se già quando hai un anno sai ballare la tarantella e suonare il tamburello
  • sei calabrese se hai la marmitta modificata e i neon blu nella macchina
  • sei calabrese se abiti in un paesino di 4000 abitanti e conosci tutti
  • sei calabrese se ad ogni rumore che senti ti affacci a vedere chè è successo
  • sei calabrese se parli con tutti e gridi anche se la persona a cui parli ti sta a 10 cm di distanza
  • sei calabrese se vai al militare perché non sai che fare del tuo futuro
  • sei calabrese se dopo 3 ore che conosci una persona la inviti a casa tua per le vacanze estive
  • sei calabrese se parcheggi la macchina ai parcheggi abusivi e per te è tutto normale
  • sei calabrese se al parcheggiatore abusivo dai 50 cent "quantu mi to cacci davanti"
  • sei calabrese se trovi normale vedere 3 ragazzi che vanno in giro tutti su uno scooter
  • sei calabrese se almeno una volta nella vita sei stato raccomandato!!!
  • sei calabrese se quando vai in macchina alzi la musica a palla
  • sei calabrese se commenti quello di prima con la frase: KI ZARRU!!
  • sei calabrese se quando incontri fuori dalla calabria un tuo concittadino che non avevi mai cagato in città, ci parli come se usciste insieme da una vita!
  • sei calabrese quando dici di non essere permaloso e ti incazzi ad ogni appunto che ti fanno!
  • sei calabrese quando vivi al nord e almeno una volta al giorno ti viene nostalgia della tua terra e della sua gente!
  • sei calabrese se ridi anche nelle situazioni drammatiche e fai divertire la gente
  • sei calabrese se vai al Nord per lavorare per la tua famiglia
  • sei calabrese se ti fai in quattro per fare un favore ad un amico
  • sei calabrese se lavori a nero pure tutta la vita
  • sei calabrese se passi l’estate tra disco e sagre di paese
  • sei calabrese se il sabato sera vai a ballare solo se hai gli omaggi
  • sei calabrese se hai sempre un sorriso e un consiglio per gli amici
  • sei calabrese se ti chiamano “terrone” al Nord e non ti offendi, anzi…
  • sei calabrese se hai un soprannome che ti danno gli amici del paese
  • sei calabrese se in estate la prima volta che ti abbronzi, ti ustioni e spelli
  • Ma sei calabrese soprattutto quando non ti vergogni della tua terra e ricordi sempre il luogo dove sei nato. Quando la esalti per il mare e la buona cucina, il sole caldo anche d’inverno, per l’ospitalità della gente e per tutte le bellezze che la rendono una terra splendida!!!
ORGOGLIOSI DI ESSERE CALABRESI... e sei anche calabrese se dopo aver letto queste righe non vedi l’ora di mandarle a tutti gli amici e magari a farne una copia da appendere in camera.

MAC 3 - Mascotte

Diamo un nome alla nostra mascotte...


domenica 23 marzo 2008

Buona Pasqua




Serene festività Paquali nell'augurio che ogni giorno sia per tutti noi la resurrezione dei valori umani nei nostri cuori!

sabato 22 marzo 2008

Meliusum - Ditti Antichi

Ripercorriamo le nostre origini con i proverbi...

"DITTI ANTICHI" terza parte
(u dittu e l’anticu un vene menu mai)

  • A CUDA ULLA SCURCI MAI
    La finitura del lavoro e' meno faticosa ma molto piu' lunga.
  • ACQUA AVANTI E VIENTU APPRIESSU
    Vento e pioggia ti accompagnino. Augurio a coloro che ci vogliono lasciare.
  • A GULLANA FA LLA FIMMINA PUTTANA E L'UOMU LATRU
    La cattiva compagnia fa diventare l'uomo ladro e la donna puttana.
  • A CUMPAGNIA TE PORTA A MALA VIA
    Il frequentare la compagnia potrebbe rovinarti.
  • A CCHINE ME DUNA NNA VOTA DE MUSTU IO CCE LU RIENDU DE VINU CHIARU, A CCHINE U MME DUNA NNA URA DE GUSTU IO CCE LU RIENDU DE CHIANTU AMARU
    A chi mi da del mosto io gli rendo vino. A chi non mi da gioia io gli daro' pianto amaro.
  • AD APRILE JETTA U MANDILE
    In aprile butta via il mantello (L'inverno e' gia' passato).
  • FACCE NUN GUARDATA CCHIU DE LATRE E' DISIJATA
    Quello che non riesci a vedere lo desideri di piu' (Il viso che non vedi).
  • A VURPE CACCIA SEMPRE LUNTANA DA TANA
    La volpe caccia sempre lontana dalla sua tana.
  • A FHAME CACCIA LLU LUPU DA TANA
    Quando il lupo lascia la tana e' solo per fame.
  • FIMMINA E RAZZA SIN'A CINQUANTA PORTA MBRAZZA
    La donna di razza fino a 50 anni e' ancora fertile.
  • A FORZA A VO LLU VOI
    Il bue deve avere la forza. (L'uomo l'intelligenza).
  • A GALLINA FA LL'UOVU E ALLU GALLU LE VRUSCJIA LLU CULU
    La gallina fa l'uovo e il gallo si lamenta. Si dice quando tu lavori e chi ti sta a guardare avvisa stanchezza.
  • A GALLINA CECATA PURU ALLU SCURU SCAVINIJA
    Per la gallina cieca non c'e' differenza tra il giorno e la notte (Si dice a quelle donne che non finiscono mai di lavorare).
  • A GATTA PRESCIAROLA FA LLI FIGLI UORVI
    La gatta frettolosa fa i micini senza occhi (la fretta fa dimenticare qualcosa).
  • U GATTU CHE MPARATU ALLU LUCIGNU UN SI NDE CURA SI UN SE VRUSCJIA L'UGNE
    Il gatto abituato al fuoco non si sposta anche se si brucia le unghie (Chi e' abituato al rischio non cambia anche quando si scotta).
  • AGUSTU FHA LLE LITTERE E SETTEMBRE E LEJE
    Agosto scrive lettere e settembre le legge (In Agosto si odono tuoni in lontanaza senza temporali ed in settembre i temporali arrivano senza preavviso).