
Quindi spero che questo non sia un addio ma... un solo arrivederci alla stagione prossima.

| Pianopoli In costruzione il megaimpianto per rifiuti speciali Scorie di metalli nella discarica, c´è tanta paura come a Crotone La Eco Inerti ha ripreso i lavori dopo aver pagato | |
PIANOPOLI - A Pianopoli un´altra Crotone? Nella nuova discarica che si sta realizzando in località Gallù-Carratello, dove dovrebbero arrivare rifiuti speciali, e tra gli altri anche scorie di fabbriche metallurgiche, che producono cioè zinco e piombo come la vecchia Pertusola, che secondo la magistratura crotonese hanno provocato un disastro ambientale di notevole dimensioni. Nessuna risposta alle interrogazioni avanzate dai diversi rappresentanti istituzionali, movimenti e associazioni ambientaliste, sull´idoneità del sito scelto per la discarica in cui confluiranno rifiuti prodotti dall´estrazione mineraria, dalla lavorazione di pelli e pellicce, dalle industrie di vernici e pitture, oltre a quelle metallurgiche. Sono soltanto alcuni degli scarti contenuti nell´elenco delle 423 specie, raggruppati in 15 categorie, ammesse nell´opera da 500 mila metri cubi di spazzatura. Lista, impianto e luogo, nel recente passato sono stati oggetto di esposti e di interpellanze ad ogni livello istituzionale. Ma soprattutto la discarica è stata interessata da due sequestri per mano del Corpo forestale dello stato e del Tribunale lametino. Azioni che hanno provocato il blocco dei lavori, venuto meno nello scorso marzo a seguito della sanatoria rappresentata da una multa di 18 mila euro alla società Eco Inerti che detiene la concessione edilizia. La sanzione, inflitta per lavori realizzati in assenza o in difformità del nullaosta paesaggistico-ambientale, ha certificato irregolarità nell´esecuzione dell´attività e, nel contempo, ha consentito alla ditta di estinguere i reati. Per cui la Eco Inerti non ha più vincoli, e nello scorso luglio ha compiuto il successivo passo per la ripresa ed ultimazione dei lavori presentando alla Regione la domanda per l´ottenimento dell´autorizzazione integrata ambientale (Aia). Un provvedimento che autorizza l´esercizio di un impianto conforme ai requisiti del decreto, e che sostituisce ogni altro visto, nullaosta, parere o autorizzazione in materia ambientale. La discarica di Gallù-Carratello potrebbe dunque aggiungersi ai 18 impianti presenti nel Lametino per lo smaltimento, lo stoccaggio ed il trattamento dei rifiuti. In diverse occasioni però, e da più parti, sono stati sollevati dubbi sulla realizzazione dell´opera, in merito principalmente a discordanze tra il progetto della discarica e la situazione esistente in loco. Esistono documentazioni, è riportato nell´interrogazione numero 3 dell´8 giugno 2005 dell´ex assessore regionale Nino De Gaetano, fortemente vincolanti sulla natura idrogeologica dell´area interessata. Si sostiene «l´assoluta mancanza d´acqua, mentre esiste un pozzo al centro del terreno interessato ed un altro che, nella limitrofa proprietà coltivata ad uliveto, è posto ad una profondità inferiore ai venti metri». Anche sull´iter progettuale ed autorizzativo l´esponente di Rifondazione comunista ha illustrato inadempienze. «Sembra», secondo De Gaetano, «non sia stato preso in considerazione lo studio realizzato nel 1987 dal geologo Giulio Riga, che accompagna il Piano regolatore del Comune di Pianopoli, nel quale si sconsiglia l´edificabilità dell´area prescelta. Il coordinamento distrettuale di Lamezia del Corpo forestale dello Stato nel rilasciare nel giro di 48 ore il nullaosta atto ad eliminare il vincolo che grava sul terreno, ha prescritto una condizione precisa: non dovranno essere movimentate le colline circostanti che, essendo di natura sabbioso conglomeratica, possono creare problemi idrogeologici. Riconoscendo di fatto l´inidoneità del sito per l´attuazione del progetto in questione che comportava, cosi come poi è successo, un vero e proprio stravolgimento dei luoghi». Stesse problematiche inserite nell´interrogazione fatta dall´ex consigliere provinciale Pino Commodari e in quella dell´ex parlamentare ed ex presidente comunista della commissione ambiente del senato Tommaso Sodano, in cui si legge pure l´attività di denuncia compiuta dal Wwf Calabria: «La costruzione avviene nonostante la discarica non sia inserita nel sistema di smaltimento regionale; in presenza di dichiarazioni di esponenti dell´Ufficio del commissario per l´emergenza ambientale che affermano che nella nostra regione non vi è alcuna necessità di queste discariche; nonostante si trovi al confine con importanti aziende agricole ed agrituristiche situate in prossimità della popolosa frazione Cancello del comune di Serrastretta». Sono le stesse contestazioni avanzate per prima dal Comitato intercomunale contro la discarica di Carratello. Rimaste, a distanza di anni senza alcuna risposta. E i dubbi aumentano. Agostino Perri Fonte: Gazzetta del Sud | |
Siamo nati in un paese molto povero
Da ragazzi i nostri giocattoli erano quelli che ci dava la natura. E noi li scoprivano nella terra nei fiori nei frutti negli oggetti. I nostri passatempo sono stati i chiodi, i ciottoli del fiume, le palline di vetro delle gassose, i pezzi di legno, i rocchetti del filo da cucire, zufoli, flauti (cindrilli, chjova, stacce, viettura, rocchelli, tirri, fhischaruli, fhischette, etc).
Per tanti anni, e ancora adesso, penso che dopo queste cose, non ho sentito mai, quanto le cose che ebbi fossero mie. L’adolescenza e l’infanzia sono stati per noi tutti qualcosa di indimenticabile, come la primavera che ogni giorno ci fa scoprire profumi nuovi, colori e segni di rinascita di vita .Da ragazzi abbiamo trascorso qui le feste, qui frequentato la scuola e scandito le stagioni. Ci siamo inebriati dei campi arati da poco, dal profumo della terra ,dall’erba appena tagliata, dal profumo del fieno, dal fruscio del grano accarezzato dal vento, che per noi prendeva le sembianze di un’onda di quel mare che forse non avevamo mai visto, l’ombra delle grandi querce, le siepi di rovi cariche di more, i nidi degli uccelli preda di noi piccoli cacciatori,i fichi che sostituivano le caramelle, gli ulivi, i fichi d’india che malgrado la pericolosità qualche volta riuscivamo a portar via, il canto delle cicale, le lucciole che rincorrevamo nelle calde notti di giugno, la polvere il fango, le povere case, e le persone del paese, gli amici e i compagni delle nostre avventure. Sentivamo e forse lo sentiamo ancora che tutto ciò ci apparteneva, che era dentro di noi. Perdemmo la nostra innocenza e le nostre certezze, solo quando il nostro destino venne improvvisamente attraversato dal treno. Partimmo portando con noi, nella valigia di cartone legata con lo spago,quanto si poteva per intraprendere un viaggio che conduceva più che a una destinazione ad un destino. Da allora le stazioni, i treni,le sale d’aspetto diventarono per necessità i luoghi d’incontro per comunicare il nostro estraneamento, la nostra fuga, le nostre aspirazioni .E si partiva per Roma per il nord Italia Milano, Torino, la Svizzera, la Francia ,il Belgio, la Germania L’America, sempre cercando di stare il più lontano possibile da ogni forma di sfruttamento e di disagio. L’emigrazione portava via noi, come prima aveva portato via i nostri padri, che ci venivano riconsegnati soltanto per le feste, a Natale con torroni susumelle, cioccolate e un’immancabile bottiglia di liquore che a quei tempi così come era successo precedentemente con il rosolio, andava a sostituire la classica bottiglia di Anice; Era il millefiori. Bottiglia lunga colore giallo ,con dentro la classica frasca carica di cristalli di zucchero, che veniva posta a padroneggiare sul comò ( o alla spuntuniera) accanto alle foto di famiglia come a simboleggiare un ritrovato benessere .Sono partito per la prima volta il 24 agosto del 1969, avevo solo 15 anni ed ero pronto per l’avventura. Eravamo in tanti ed andammo alla stazione di S. Eufemia ,con con la vecchia 600 multipla di Antonio Juliano. Prendemmo d’assalto i vagoni per Torino che erano fermi alla stazione entrando nella carrozza non attraverso la porta ma dai finestrini. Siamo scesi dai finestrini anche quando arrivammo alla stazione di La Spezia ma in questa circostanza a giustificarci ci fu l’impossibilita’ di attraversare il corridoio in quanto era diventato un carnaio di gente stipata tra i bagagli, che raggiungevano l’altezza dei finestrini. A distanza di quasi 40 anni e’ ancora in me vivo lo sguardo severo di quella gente che ci guardava in modo strano,e noi senza rendercene conto sembravamo nello stesso tempo, incantati e spauriti, come quegli uccelli che anno appena spiccato il primo volo, dal loro nido e non riuscendo ancora a volare con destrezza saltellano per terra. L’impatto con un mondo completamente diverso dal nostro non ci spaventava, eravamo animati da una voglia matta di fare , eravamo sicuri che da quel sacrificio dipendeva il futuro delle nostre famiglie,il cambiamento del nostro paese,il nostro riscatto. Man mano che il treno effettuava nuove fermate, le carrozze e i corridoi si riempivano come un’uovo. Dopo circa mezzora di viaggio non riuscendo a stare seduto,per la curiosità di vedere qualcosa di mai visto, mi sono alzato per andare in corridoio, immediatamente un signore mi ha chiesto se poteva occupare temporaneamente il mio posto,ed io sorridendo gli ho risposto, si che poteva.Sono rimasto in corridoio per un paio di ore, e quando avrei voluto riprendere il mio posto, il signore si era addormentato, cosi per timore di essere sgarbato ho passato tutto il viaggio in corridoio, a contemplare le stelle e a sognare circa il mio futuro, proiettandomi in un mondo meraviglioso e sconosciuto nello stesso tempo. Intanto il signore che occupava il mio posto non so se per finta o sul serio, ha continuato a dormire tutta la notte senza svegliarsi mai. Vagando così nel mio sogno, mi immedesimavo in qualcosa del mio futuro, che mi sembrava sempre più reale ed alla mia portata. Intanto per effetto della stanchezza la gente si accomodava per terra rendendo impraticabile il corridoio mente i gabinetti erano stati invasi da miriadi di valigie di cartone contenenti miseria e sogni legati insieme con lo spago. Fu così che mentre vicino al finestrino, mi perdevo in quei sogni, alcuni ragazzi di San Michele che si trovavano due o tre sportelli più avanti del mio, con la delicatezza contadina del tempo tirarono una sputacchiata fuori del finestrino, che per effetto della velocità del treno fece un’insidiosa curva a 180 gradi finendo la sua corsa sulla mia faccia, con l’effetto di farmi risvegliare dal sogno e tornare con i piedi per terra, in quella realtà che altro non era che lo sradicamento della nostra gente dalla sua terra e dai più elementari affetti familiari e non.
Pino Della Porta


