Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post

lunedì 5 aprile 2010

Lettura consigliata: Sicurezza e Territorio


 

La Calabria è una regione estremamente fragile. Lo è sempre stata e lo diventa ogni giorno di più.
I disastri ambientali si susseguono ed il dissesto interessa ormai l’intero suo territorio causando morti, danni incalcolabili, disagi ed isolamento.
In buona parte le cause oggettive del disastro risiedono essenzialmente nella storica “debolezza” della pianificazione e nella errata gestione delle trasformazioni territoriali.

I problemi infatti hanno avuto origine proprio laddove si è scavalcato il piano per andare in deroga, laddove prescrizioni a monte, e controlli, in itinere ed a valle, non sono stati attuati o rispettati.
Se a questo si aggiunge la “pericolosità di base” che il territorio ha come sua disgraziata dote ecco delineato il quadro che è sotto gli occhi di tutti.

Si è edificato per decenni e si edifica ancora oggi senza tener conto dei criteri imposti dalle leggi nazionali. Nessuno protesta contro il fatto che il 95% dei progetti in Calabria non è sottoposto a controllo. Una situazione paradossale se si pensa che il Piano per l'Assetto Idrogeologico (che si è limitato però ad analizzare) ha evidenziato che il 68% dei Comuni calabresi ha almeno un'area R4, cioè di alto rischio dove c'è pericolo di perdita di vite umane.

Tuttavia si continua a edificare e sconvolgere il territorio. Ma non è tutto.

Da anni assistiamo impotenti all’impietoso dramma estivo degli incendi boschivi. Migliaia di ettari di superficie boscata vengono divorati dal fuoco scoprendo così il terreno e consegnandolo alle intemperie senza alcuna protezione. Eppure a fronte di ciò e di una grande potenziale manodopera idraulico-forestale, nel corso dei decenni non è stata mai promossa una forte campagna di rimboschimento che invece avrebbe rappresentato un’ottima difesa dagli smottamenti, dalle frane e dai dilavamenti. E’ notorio infatti che gli alberi e le piante trattengono con le loro radici il terreno e aiutano tra l’altro il defluire delle acque piovane.

Edificazione selvaggia, disboscamento, mancata manutenzione...di chi è la colpa? Cosa fare ora?

Attraverso questa ricerca, che non è da intendere chiusa ma come “opus in fieri”, tento soprattutto di far emergere la necessità di pianificare ed "attuare" una grande opera di risanamento idrogeologico, uscendo dalla continua “emergenza” per entrare in una nuova visione basata sulla “pianificazione consapevole” che indichi con estrema chiarezza che la prevenzione dei rischi è la migliore risposta agli eventi catastrofici ed assumendo la “sicurezza” come condizione necessaria per ogni altra attività che si voglia realizzare sul “territorio”.

L’idea è quella di una rete stabile tra tutti i soggetti coinvolti nella sicurezza del territorio. L’obiettivo di questa integrazione è il "Riordino del sistema della sicurezza territoriale” da realizzare mediante un Piano Strategico che regoli in modo organico i settori della difesa del suolo (assetto idraulico/fiumi, assetto idrogeologico/ frane e difesa della costa) in una ricomposizione unitaria finalizzata a creare un “sistema” funzionale per la sicurezza territoriale.

Ma perché un Piano Strategico? La differenza che intercorre tra la pianificazione strategica ed i tradizionali modelli di pianificazione risiede nella sua dimensione apertamente pragmatica, nella previsione di meccanismi di rettifica continui con la possibilità di ridiscutere le linee strategiche, qualora gli interventi non rispondano a criteri di coerenza ed efficacia, e nella consapevolezza che il Piano Strategico nasce dalla condivisione di una cornice di conoscenza e da un coinvolgimento pieno e responsabile di una pluralità di attori.

Non c’è più tempo, come ha affermato il professor Enrico Costa dopo i tragici fatti dell’autostrada all’altezza di Rogliano, bisogna agire rapidamente e con la consapevolezza che polverizzando ancora ingenti risorse da destinare per affrontare l’emergenza, invece di spenderle e spendersi per cambiare radicalmente il modello culturale vigente, non si uscirà mai dalla logica che ha assunto ad alibi il fatto che in Calabria “esiste” il dissesto e bisogna quasi farsene una ragione.

Se ciò non avverrà non potrà esserci vero progresso e vero sviluppo. Si parla del Ponte sullo Stretto, di Reggio Città Metropolitana, del Porto di Gioia Tauro, della centralità della Calabria nel “sistema Mediterraneo” ma la realtà è che sul nostro territorio un qualsiasi evento meteorologico, pur abbondante, rischia di far diventare la Calabria la terza isola italiana.
Nome: Sicurezza e Territorio
Categoria: Interessi Comuni - Attività
Autore: Federico Curatola
Editore: CITTA' DEL SOLE 
Altra produzione della Collana MAGISTRALIS, diretta dal Prof. Enrico Costa.

Descrizione: DALL'EMERGENZA ALLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA

sabato 4 aprile 2009

Poesie Calabresi: "I discursi da vrascera"

Cosenza, Palazzo Arnone - Venerdì 3 aprile 2009 – Ore 17.30

Venerdì 3 aprile prossimo a Cosenza, alle ore 17.30, presso il Salone delle Conferenze di Palazzo Arnone, sede della Soprintendenza BSAE della Calabria e della Galleria Nazionale di Cosenza, sarà presentato il volume di poesie, disegni e musiche di Francesco Pallone dal titolo I discursi da vrascera – Poesie Calabresi (Nuova Editoriale Bios).
L’iniziativa sarà introdotta da Fabio De Chirico, Soprintendente per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, che ha condiviso la necessità della riscoperta e della valorizzazione delle antiche tradizioni che contraddistinguono in maniera mirabile la nostra Regione.

Interverrà, inoltre, Nella Mari, storico dell’arte direttore coordinatore della Soprintendenza BSAE della Calabria, che presenterà il volume ponendo l’attenzione sul ruolo strategico che riveste il ricco patrimonio etnoantropologico della Calabria con particolare riguardo alla poesia in vernacolo.
I lavori saranno condotti da Francesco Errante, noto per la sua poliedricità e calabresità.
Le conclusioni saranno tratte da Ernesto Corigliano, avvocato, politico e giornalista.

Daranno un tocco di originalità e di presenza scenografica agli austeri locali di Palazzo Arnone la proiezione dei disegni e le musiche presenti nel testo che saranno eseguite da un ensemble di rilievo costituito da Giuseppe Pallone (mandolino e mandòla), Checco Pallone (chitarra classica e tamburo a cornice) e Maria Rosaria Bianco (voce).

Poeta-ingegnere originario di Mangone, Francesco Pallone in questa nutrita raccolta delle sue poesie, tutte in dialetto, ripercorre, attraverso il filtro suggestivo ed evocativo della vrascera, il braciere, elemento aggregante, scrigno della memoria e spazio fisico attorno al quale vive e agisce la comunità-paese, riti di una Calabria legata alla sua storia e al senso della famiglia nella tradizione di ieri e nel mutamento repentino dell’oggi.
Francesco Pallone ama fare arte a 360 gradi: così nel volume sono racchiuse le partiture musicali di due romanze, sotto il titolo E musiche e papà dedicate al padre, intenditore e maestro di musica, e di venti canzoni raggruppate sotto il titolo di Cantamunille sunannu.

Sparsi ancora nel volume trentotto disegni, schizzi e bozzetti, dettati dalla visione di luoghi assai cari e di particolare bellezza al fine di eternare fontane, viuzze, alberi secolari di Mangone e Cerisano.

domenica 29 marzo 2009

Lettura consigliata: ius sanguinis (un romanzo per rompere il silenzio)


“Si può accettare il potere del sangue solo per diritto di cittadinanza?

Il male primario della Calabria è il silenzio?”

Queste le due domande di fondo che animeranno, sabato prossimo, 28 marzo, a Siderno (Salotto letterario Calliope, Libreria Mondadori - Centro Commerciale La Gru – Stat. 106 Jonica) la presentazione del romanzo “ius sanguinis - rabbia, impotenza e speranza nella punta dello stivale”.

L’evento (che inizierà alle ore 17), organizzato dalla Fondazione Gianluca Congiusta (www.gianlucacongiusta.org) e dalla Libreria Mondadori di Siderno, si aprirà con la proiezione dei video dedicati a Gianluca Congiusta e a Federica Monteleone, nei quali le immagini dei due ragazzi calabresi saranno accompagnate dalla lettura di due brani tratti dal romanzo di Paola Bottero. A seguire Filippo Veltri, caporedattore Ansa Calabria, modererà e condurrà il dibattito sul tema del silenzio e su alcune tra le tematiche trattate dal romanzo.

Anticipa Mario Congiusta, padre di Gianluca «Il silenzio non è solo quello che ha accompagnato l’omicidio di Luca e che continua ad accompagnare alcune fasi processuali. Il silenzio è uno stato mentale che coinvolge tutti, cittadini e istituzioni. Ma non smetterò di battermi affinché giungano delle risposte concrete e definitive da parte della giustizia e delle istituzioni. A partire dalla certezza della pena: credo nella pena come mezzo di educazione sociale. Una pena destinata a restare sulla carta non serve a nulla, sa di beffa. Per questo ritengo importante ripristinare certezze sociali, democratiche e giudiziarie. A partire da una pena giusta come effetto di una condanna giusta, al termine di un processo giusto».

Il dibattito proseguirà con l’intervento di Mary Monteleone, mamma di Federica, che proprio la settimana scorsa ha dovuto rivivere la disperazione della tragedia che ha colpito la sua famiglia. Venerdì scorso, infatti, il figlio Saverio è stato ricoverato d’urgenza per un’appendicite che stava trasformandosi in peritonite. Saverio, operato a Catanzaro, è a casa da qualche giorno e sta riprendendosi dall’intervento, «ma sentimenti come la paura» confessa Mary «sono liberi, viaggiano sordi e ciechi, senza ascoltare nessuno, senza freni a mano».

Anche Fausta Ivaldi, volontaria del Centro Giovanile don Italo Calabrò (RC) e terza relatrice della serata, ha avuto modo di incontrare il silenzio fin dai primi passi nella propria ormai quarantennale esperienza nel campo dell’attivismo sociale. «Un silenzio» dice «che già allora nascondeva la trascuratezza politica e l’interesse di troppo persone a tenere questa regione lontana dal resto del Paese».

Dopo gli interventi dell’editore Franco Arcidiaco e dell’autrice Paola Bottero seguirà il dibattito con il pubblico. Un dibattito già iniziato da qualche giorno sul web, all’interno del blog che è parte integrante del sito del romanzo www.iusanguinis.net.


domenica 22 marzo 2009

Lettura consigliata: Quanta nostalgia...

"Quanta Nostalgia" racconta le storie vere di immigrati italiani sbarcati nella mia citta, molto comuni a tante anime, che hanno lasciatto la propria amata terra..."
Antonia Russo


PROLOGO
E il mio sogno portare a tutti gli emigrati questo mensaggio di amore per loro ..per dire un po a ogni uno che noi,i figli sappiamo delle sue lacrime,sue nostalgie e pensieri...

Quando ero molto piccola ascoltavo le canzoni napoletane che i miei genitori mettevano in quel giradischi “winco”, canticchiandole accoratamente, e molti temi, molte parole, restarono incise a fuoco nel mio cuore.
Però, specialmente una, è quella che ha ispirato il titolo di questo libro, il cui ritornello canta cosí: “quanta tristezza / quanta nostalgia / era il ricordo dell’Italia mia…

Quella nostalgia che scaturiva dalle labbra di mia nonna, quando raccontava episodi della sua infanzia e dell’adolescenza, davanti agli occhi sbigottiti di mia madre alla quale insegnava ad ammassare la pasta per la domenica, dalla voce rauca di mio padre quando ci raccontava di come era stato prigioniero dei nazisti e poté scappare saltando dal camion facendosi passare per morto.

Queste cose, questi sentimenti, hanno marcato profondamente il mio spirito e portato, nel corso della vita, quell’impronta meravigliosa di nostalgia e d’amore per la “terra lontana”, per la patria perduta. Quando potei, quando ebbi l’opportunità, posi le mie mani e soprattutto il mio cuore nel lavorare per essi, gli immigranti, coloro che un giorno lasciarono la loro terra e vennero con le proprie pene affiancate dai sogni, qui nel nostro paese, per regalarci la loro dignità, il loro lavoro, la loro vita.

La mia anima ebbe opportunità meravigliose regalatemi dalla vita, nell’avvicinarmi a queste stupende persone che ammiro: per le quali, quasi nell’adolescenza, ho partecipato al gruppo che collocò nel suo trono “La Madonna della Macchia”, patrona del paese di BUONALBERGO, da dove venne mia madre, orgoglio ancora di tutti i concittadini che si unirono per venerarla. Potei aiutare anche, in quell’epoca, Maria Antonietta, incaricata di gestire il giubilato e gli aiuti sociali del Patronato ACLI, quando i miei nonnini mi regalarono quei baci e quelle mani che mi strinsero forte e affettuosamente.

La vita mi ha accompagnato concedendomi esperienze, affetti e quella magia che mi ha avvicinato ad essi e farmi sentire come miei i loro costumi. Cominciai ad ascoltare storie, a dividire ciarle e caffè con molti di essi che in allegria, nostalgia ed a volte con un poco di tristezza, quando mi raccontavano episodi della loro vita, che talvolta restavano dimenticati, perduti, però che al ricordarli, piú di una volta lasciavano cadere lacrime dai loro occhi e dai miei.

Quasi simultaneamente con questo, ebbi un regalo meraviglioso, unico, speciale: far parte di un gruppo di anziani che tornavano alla propria terra italiana, molti di essi, per la prima volta.

È difficile esprimere con parole quello che vidi, quello che sentii, giacché le emozioni si amalgamavano come un’arcobaleno trasparente: da un lato vederli tornare bambini, tornare a sentire gli aromi, i sapori e colori della propria terra, in un’estasi di felicità che zampillava a borbottii dai loro occhi che ansiavano di vedere di nuovo, ammirare le immagini, e le loro mani infaticabili che toccavano ogni angolo, i loro cuori che scoppiavano d’allegria e le loro voci magiche e musicali ogni volta che si riunivano. E nell’altro lato, c’erano la mia anima, il mio cuore, il mio scoramento, nell’essere lí, toccando le pareti della casa di mia madre, salendo le stesse scalinate che da piccola videro i suoi giuochi. Conoscere il campo dei miei nonni, dove giuocava mio padre, il cimitero, dove si nascondevano ogni volta che c’era il bombardamento nella Seconda Guerra Mondiale…Camminare sugli stessi sentieri, seguire le orme, vedere la luna gigante di Caserta, godere di quel mare caldo di Capri.

Loro, gli emigranti, regalarono amore alla mia vita, alla mia anima, ed è per questo che oggi desidero dal piú profondo del mio essere rendere questo semplice omaggio a tutti ed a ognuno degli uomini e delle donne che un giorno dissero “addio” o “arrivederci” al loro suolo, alla loro patria, diretti per non si sa dove, spinti dal soffio degli angeli o dei destini. E giunsero qui, spaesati, nella nostra terra tanto amata, che ora anch’essi amano, e la ossequiano con le loro vite, piantando in essa il seme del loro amore attraverso i figli nati in Argentina.

Io, un piccolo seme, uno dei tanti, nella storia della mia vita che fa parte di questo libro, desidero avvalorare e innalzare la nostalgia e lo sforzo di tutte le loro anime.

SOGNI FRA LACRIME CAFFÈ E RICORDI

Da quella prima volta che scrissi la Storia delle Vergine del Bosco, quando apparve a una bambina muta nel paese di BUONALBERGO, dicendole di andare a dire a tutti che le era apparsa una Splendida Signora, senza nessun dubbio e con molta fede, corse a dirlo a tutti, e nel farlo, riacquistò la parola. Oggi, momento in cui rievoco storie di vite, sono passati piú di Venti anni.

Nel frattempo, la mia peregrinazione ha fatto girare la ruota infinitamente, portandomi le allegrie e le pene che ad ogni essere umano tocca avere, e se faccio un bilancio, devo ringraziare per le tante cose, i momenti e i sogni, come questo, che sgorgò in una notte d’aprile, nell’insonnia che divenne magica.
Del sentire nostalgia e sradicamento, qualcosa so, qualcosa che m’insegnò il destino, poiché alla pari di tutte le anime, dovetti lasciare il mio quartiere, i miei amici, le mie cose…

In quel momento, piú si fece carne in me il desiderio di saperne di piú, di cercare cosa sentirono essi nel lasciare la propria terra d’origine, il paese natale, molto piú lontani dai miei scarsi duecento kilometri. E fui felice, paga, nel poter conoscerli e udire dalle loro bocche le pene e le allegrie, dividere le loro lacrime e le loro risa, fra ricordi e nostalgie.

Abbiamo qualcosa in comune: la terra, la benedetta terra argentina che ci aveva ricevuto, che ci aveva aquietato i nostri cuori addolorati, cosí come noi li alimentammo con pianti, sogni e sorrisi, essa ci restuisce oggi i frutti.

Agli immigranti, il paese che li accolse con le braccia aperte, accettando il loro lavoro, vite, sforzi, compensandoli con l’amore, famiglie, figli e buoni risultati, nell’offerta delle loro vite. A me San Nicolás mi adottò come una figlia in piú, una che apprese ad amarla, valorizzarla e conoscere la sua gente, le sue vie, odori e colori, resdtituendomi con la felicità le mie prime angustie.

E a proposito di questo, è verità quello che dicono i nostri fratelli del nord, che a “la pacha mama” (la madre terra), bisogna invitarla con le nostre cose, perché essa a sua volta, ci restituisca i suoi regali.

So molto bene che in questa terra si depositarono angustie e sofferenze, però le sue mani sempre tese, accettarono e confortarono quei sentimenti restituendo a ognuno degli uomini e donne che affidarono ad essa la fecondità del proprio humus, facendo germinare e rifiorire i semi in ogni angolo della nostra patria.

Di tutte queste vicende, sono rimaste incise nella mia anima delle sensazioni infinite: udii il sibilio orribile delle bombe e degli spari, il pianto dei bambini che rimasero orfani, le grida delle madri che si sentirono abbandonate, le sirene dei bastimenti e il canto delle rise nei reincontri, Vidi l’oscurità delle notti desolate, illuminate solo con il tremolio delle stelle e il fumo, lí in lontananza…anche il sole delle diverse mattinate nella nuova terra. Vidi giungere illusioni dal vasto mare ancorarsi sulla riva della pace.

Setii l’odore aspro della polvere bruciata, il fetore del cibo guasto ed il sangue secco…Sentii anche l’aroma del pane appena sfornato, il profumo della pelle amata e un fiore di benvenuto.

Partecipai alle angustie, opprimendo i loro petti e nuotando in quel passato, ma anche, prendendo le loro mani nel ritornare a quel tempo, e vivendo insieme la pace dell’anima, la benedizione per la vita che ci ha permesso di dividere quei momenti in cui gli spiriti si uniscono vibrando con il suono di una melodia infinita del firmamento.

BIOGRAFIA
Antonia Russo
. E’ nata a Argentina nel 1958 da genitori italiani emigrati in Argentina nel 1949. Esercita attività di commerciante con l’aiuto dei suoi due figli. Da sempre ha coltivato la passione per la scrittura letteraria e per lo studio, consegundo il Diploma di Perito Mercantile e frequentando vari corsi per giornalista e per Amministrazione di piccole e grandi imprese. Fa parte dello staff della rivista Infinitamente, a San Nicolas, e da 7 anni conduce, come prima responsabile, uno speciale giornalistico alla Radio di San Nicolas. E’ vicepresidente della Famiglia Campana di San Nicolas ed è stata presidente del Rotary Club negli anni 2006 e 2007. Ha partecipato a numerose manifestazioni culturali e presentazione di libri ed ha ottenuto riconoscimenti e premi in vari concorsi letterari e di poesia.

“Partivano i bastimenti ... quante lacrime”, presentato alla VIII Fiera del Libro di San Nicolas, l’11 ottobre 2003, è un libro di interviste di persone che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sono emigrate in Argentina con l’illusione di trovare fortuna e migliori condizioni di vita.
Basta guardare una foto ingiallita ancora custodita nella valigia di emigrante, per tornare a ritroso con il ricordo di un tempo non molto felice, ma di cui ora, dopo tanti anni, si sente ancora la nostalgia.
Nelle storie degli emigranti intervistati riemergono vividi ricordi di emozioni, allegrie, coraggio, difficoltà di ogni genere, sofferenze, pene e soprattutto immense nostalgie per le terre e le tradizioni lasciate con il dolore nel cuore.

mercoledì 21 gennaio 2009

Lettura consigliata...

"I misteri di Balacari" di Domenico Marino

Il libro, racconta una Calabria che non c’è più, conservata solo nei ricordi di quanti l’hanno vissuta. Balacari, borgo ideale che deve il suo nome proprio a un anagramma di Calabria, è il paese simbolo d’un mondo di ieri che nelle pagine del volume rivive grazie ai racconti d’un «sittantino» tornato in paese da Bruxelles dopo cinquant’anni d’emigrazione forzata.

Il protagonista, Francesco De Seta, che tra i vicoli di Balacari torna a essere solo Ciccio, ritrova la sua terra nel dialogo con un quindicenne nipote del suo migliore amico che, come il loro paese, purtroppo non c’è più. Magia della narrativa, per la quale tutto è possibile, Ciccio ripopola il centro storico, resuscita i suoi abitanti, restaura le case abbandonate, riapre i magazzini malinconicamente sbarrati riempiendoli di merce, riassapora la vita del paese. Passeggiando, con l’incedere pacato degli anziani, riscopre i mille misteri di Balacari.






Titolo: I misteri di Balacari

Autore: Domenico Marino
Editore: Periferia
Pagine: 

Prezzo: € 

giovedì 24 gennaio 2008

Lettura consigliata...

La società sparente

La società sparente è il racconto di una fuga dalla terra d’origine. Dolorosa, necessaria.È un’indagine sul binomio politica-’ndrangheta come causa della nuova e tragica emigrazione dalla Calabria. Nasce dall’esperienza sul campo di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio: un impegno per l’emancipazione della Calabria, avviato con la realizzazione del sito www.emigrati.it e del giornale «la Voce di Fiore», oltre che con la creazione, nel 2005, del movimento «Vattimo per la città». Quasi una missione, intrapresa al prezzo di minacce di morte, persecuzioni ed emarginazione, che hanno costretto gli autori ad andarsene. La società calabrese sta sparendo: storie distrutte, cadaveri scomparsi, fughe obbligate, silenzio e clamore.Oggi la ’ndrangheta è, secondo i giudici Luigi De Magistris e Nicola Gratteri, «la struttura criminale più potente al mondo». Arriva dovunque, come a Duisburg, in Germania, il 15 agosto 2007. L’«onorata società» impone la sua legge in stretto legame con la politica. La società sparente documenta indagati e reati eccellenti della Calabria, terra di nessuno.
La critica alla classe politica è nominativa, diretta e spietata.Suggestionati dall’utopia del mistico Gioacchino da Fiore e dalle teorie sull’autonomia dei filosofi Gianni Vattimo e Alfonso Maurizio Iacono, Morrone e Alessio auspicano l’avvento di una nuova «Età» in Calabria, caratterizzata dall’«uscita dalla minorità» e dal ritorno alla responsabilità politica degli emigrati. La speranza è che, anche grazie al dibattito e alla potenza di internet, sia proprio un rientro generale, dopo la «fuga», a produrre un’azione, effettiva ed efficace, contro la ’ndrangheta.

Titolo: LA SOCIETÀ SPARENTE

Autore: ALESSIO FRANCESCO SAVERIO; MORRONE EMILIANO

Editore: Neftasia Editore

Prezzo: € 15,00

Pagine: 272

Anno: 2007

Lettura consigliata...

L'Osso di Dio - una storia vera ambientata in Calabria


DALL'AUTRICE DI "MISERERE" UN NUOVO ROMANZO-SHOCK SULLA STORIA VERA DI ANGELA DONATO, LA PRIMA PENTITA DI 'NDRANGHETA, E DEL SUO FIGLIO SCOMPARSOLa scenografia è tortuosa, tra Catanzaro, Lamezia e Vibo. La coreografia è mossa dalla faida di clan e malavita. Qui, Angela Donato, diciassettenne, gira armata e vende armi e liquori di contrabbando, proiettata verso l’illegalità senza temere l’impazienza dei grandi boss: la morte è un rischio troppo frequente per averne paura. Poi nasce l’amore e Angela si rifugia nella famiglia e in una vita “pulita”. Nascono tre figli. A Santo, l’unico figlio maschio, viene imposto di studiare in collegio per tenerlo lontano dalla violenza della piana lametina. Ma il ragazzo sente il richiamo della sua terra e torna a casa. Affiancato soltanto da amici sbagliati, entra in un giro tanto potente quanto pericoloso.
Poi l’amore distorto per una donna tagliente.Il 10 luglio 2002 Santo scompare nel nulla: lupara bianca. Angela è sola, ma non si arrende. Indaga, s’infiltra, si traveste, proprio come un agente di polizia, ma usando le regole, i tempi e i rituali della 'ndrangheta. Trova una pista da seguire. Con la forza e l’amore di madre, riesce a vendicarsi senza armi né sangue, come pochi uomini sono riusciti nella storia, soli contro misteri apparentemente inspiegabili.

Titolo: L'osso di Dio con postfazione di Don Luigi Ciotti
Autore: Cristina Zagaria
Editore: Dario Flaccovio editore
Pagine: 320

Prezzo: € 14,50