mercoledì 5 dicembre 2007

Storie di Brigantaggio a Migliuso - Parafante

Parafante (Pietropaolo Mancuso)

Era un sanfedista nato nel 1783 nella frazione Serra nel comune di Scigliano. Partecipo’ all’impresa del cardinale Ruffo e svolse diverse azioni per conto degli inglesi. Brigante temutissimo era tra i piu’ potenti della Calabria. Parafante era considerato il re della montagna, perche’ dotato da eccezionali doti naturali. Era alto,prestante, aveva mente aperta, coraggio ineguagliabile,disprezzo per la vita,abile nel comandare e farsi ubbidire da tutti compreso il famigerato Pietro Bianchi. In alcune caverne naturali, compresa una a Valente, e meglio conosciuta come “a grutta e Carminu” , si racconta avesse nascosto un immenso tesoro, frutto delle sue numerose scorrerie. Veniva chiamato anche il brigante galantuomo, perche rubava ai ricchi per dare ai poveri. Numerose sono le testimonianze che abbia aiutato a fornire la dote a ragazze bisognose, ed aiutato vecchi e malati. Aveva amici dappertutto,all’interno della chiesa, delle autorita’ e dei baroni . Erano tempi in cui il rispetto si imponeva con la forza, e lui la forza l’aveva e la sapeva usare anche bene. A volte girava per i paesi incurante della presenza di sbirri e gendarmi perche’ sapeva di essere protetto da chi deteneva i posti di comando, ai quali anche lui comunque dava protezione. I poveri lo rispettavano per la sua generosita’, e lo giudicavano diverso dagli altri tristemente noti come, il famoso generale Panedigrano, al secolo (Nicola Gualtieri)di Conflenti , Francatrippa (Giacomo Pisano)di Pedace, Papa’ (Lorenzo Benincasa) di Sambiase, Fra Diavolo (Michele Pezza) da Itri etc.
Parafanti diventa brigante, per rispondere ai sopprusi dei potenti di allora, ed abbraccia la causa Borbonica, contro i francesi, che a quei tempi con la scusa di dare aiuto alla neonata Rebubblica Partenopea avevano invaso il meridione d’Italia. Spesso le rivolte sociali degenerarono in volgare delinquenza, come quando a Parenti una banda di briganti con l’intenzione di rubare il bestiame, attacco’alcuni pastori i quali risposero al fuoco e misero in fuga i briganti. Ma i briganti alcuni giorni dopo,notte tempo, fecero irruzione nella comunita’e sgozzarono tutti gli uomini, che colti di sorpresa non ebbero il tempo di opporre la pur minima resistenza. La cosa piu’ orribbile fu, che i briganti obligarono le mogli dei pastori, a tenere sotto la gola dei propri mariti una ciotola di legno, per la raccolta del sangue mentre venivano sgozzati. Dopo l’eccidio violentarono le donne e imbrattarono i muri di sangue a ricordo del loro barbarico gesto. Una parte di briganti si conquistava cosi’ il rispetto: con la ferocia, seminando orrore e terrore ed imponendo la completa sottomissione ai loro voleri.Vogliamo pensare che Parafante non fosse stato cosi’. A Migliuso non si sono registrati episodi che accusino Parafante di malefatte contro la nostra gente. La banda Parafante, aspramente incalzata dai Francesi, abbandono’ le campagne di Scigliano , e trovo, rifugio piu’ sicuro a mezza costa, nelle montagne che sovrastano il Nicastrese. Sono stati registrati diversi episodi di scorrerie tra i confini di Serrastretta e Decollatura. Gli ultimi tempi la banda li passo’, nel fondo della famiglia Scalise, considerato da Parafante il rifugio piu’ sicuro e non sarebbe stato scoperto se non fosse avvenuto quanto segue: Parafante aveva un’amante di Decollatura, la quale s’ingelosi’ perche’ il feroce bandito aveva rapito una giovanetta di 15 anni, della quale si era follemente invaghito. Un giorno che la banda si trovava nei pressi di “a petra do cuorvu” la donna chiese il permesso di andare a trovare i parenti, Parafante fu daccordo,ma segretamente disse al suo compagno Giovanni Falvo, “appena si allontana scannala che ci tradisce”. Il Falvo che era diventato brigante per amore di una donna (Rosa di Pedace), non credendo al tradimento si rifiuto’ di ucciderla, cosi la donna ebbe la possibilita’ di andare a trovare i parenti . Giunta a casa i genitori la obligarono a presentarsi al capitano Adamo, al quale confesso di avere fatto parte della banda Parafante, e di essere stata ospite in un villaggio di Serrastretta in casa di una certa Cassandra. Nel commune di Serrastretta esiteva una sola Cassandra. Cassandra Mancuso moglie di Giuseppe Antonio Scalise di Migliuso, dedussero cosi’ che la banda Parafante avesse fissato dimora in quella contrada, presso quella famiglia. Il capitano Adamo informo’ il Gen. Jannelli, ed insieme decisero di dare una lezione al Parafante. Il giorno 15 del mese di febbraio del 1811, la leggenda narra che al comando di 1500 uomini (Propabilmente si trattava di 150,considerato che la banda era composta solo da 10 persone), partirono da Serrastretta, in direzione Migliuso portando con loro la donna che li condusse nella contrada Valente.
Non appena Parafante vide avvicinare quella gente, guardo’ Giovanni Falvo di Villanova e Pasquale Loschiavo di Amato detto gunnella e disse : "Stanu veniendu mu n’attaccanu - Ve l’avia dittu ca chilla scrufhuna ne fhacia llu tradimientu".
Parafante e i suoi cercarono rifugio nella grotta ai margini del bosco, cercando di confondersi tra i nemici,ma incalzati dale forze soverchianti cercano di scendere verso il fiume Cancello. Nella localita’ Chiuso vengono accerchiati dal fuoco nemico,si difendono come belve feroci .Sul campo rimangono uccisi diversi soldati e sei briganti. Parafante benche’ ferito ad una gamba combatte fino alla morte. Appoggiato al tronco di una grossa quercia, vede avanzare un militare, e lui lo fredda con un colpo di pistola; ma poi un altro militare riesce ad aggirarlo, e gli pianta un colpo di pistola al petto.Parafante emette un acuto grido, e cade a terra perdendo la sua carabina. Il militare credendolo morto,si lancia sopra di lui per fare bottino ma Parafante ancora in vita, lo stringe con le braccia, gli conficca il coltello nella schiena e l’uccide. Alla fine ancora ad un terzo nella colluttazione, stacca con i denti il dito police della mano,e spira vendicato cadendo nell’acqua gelida del fiume Cancello precisamente nel punto oggi chiamato “U vullu e Parafhante” non lontano della leggendaria “Petra e Caruvetta” o meglio conosciuta come la pietra del tesoro. Il corpo di Parafante con la testa mozzata, venne portato nel suo paese natale, Scigliano e viene esposto in piazza dentro una gabbia di ferro. Uno dei fratelli di Parafante che era prete fini’ impiccato dai francesi a Nicastro insieme alla sorella, mentre gli altri quattro non furono molestati, in quanto si diceva fossero di indole buona. Dopo una settimana il corpo del Parafante venne smembrato, fatto a pezzi ed esposto nelle zone dove le sue gesta erano diventate una leggenda.
Alla leggenda noi vogliamo aggiungere qualcosa, che chiarisca come siano andate veramente le cose: Serrastretta malgrado l’occupazione Francese continuava a parteggiare per i Borboni, proprio per questo Parafante aveva trovato rifugio sicuro a Migliuso; Ma nei primi giorni del 1811 i maggiorenti di Serrastretta si recarono a Nicastro, per firmare un accordo col gen. Jannelli comandante della Piazza ,ed erano passati dalla parte dei Francesi. Conseguentemente la banda Parafante rimase senza nessuna protezione, e venne attaccata e distrutta ,ma non per il tradimento dell’amante, che comunque era stata costretta a denunciarlo, ma per volonta’ dei Serrastrettesi che erano passati dall’altra parte della barricata.

martedì 4 dicembre 2007

Il punto sulla giornata - 6a ANDATA








La mai doma compagine presilana divide la posta con la Mac in un match in cui vede le due squadre dividersi anche il predominio dei due tempi di gioco. Infatti, nel primo e' la compagine di casa guidata a centrocampo dal veterano Agostino (appena quarantunenne) ad avere la meglio dimostrando di essere all'altezza di dare battaglia ad una big come la Mac ed si impone con un generoso rigore dato dall'arbitro chiudendo la prima parte dell'incontro in vantaggio. Ma il team di mister Lucchino cambia marcia dopo la pausa ed assedia l'area avversaria per tutta la ripresa fallendo clamorosamente le molteplici occasioni capitate ai piedi degli attaccanti, incredibile l'errore di Mancuso che si divora un gol quasi fatto da distanza ravvicinata al 65' ma dopo 5 minuti e dopo innumerevoli occasioni sprecate il bomber Dino Iuliano centra il pareggio con una bella volé che si insacca sulla sinistra del portiere avversario.
Dopo un breve rilassamento i biancoazzurri tentano il tutto per tutto certi di arrivare al successo ma la scarsa vena in fase realizzativa di Mancuso, Matarazzo e Iuliano Alex che tentano la fortuna nei minuti finali non farà schiodare il risultato dal 1-1.
Mister Lucchino a fine gara sfoga la sua rabbia non riuscendo a digerire il mancato successo in questo cammino verso la prima classe che ora si allontana di tre punti dalla capolista N. Pontegrande che vince in trasferta a Cropani contro il Carrao con il minimo scarto (1-0).
Bello il gesto di fair-play del neo entrato Rizzo per il Cerva che fa cambiare decisione all'arbitro per un errata assegnazione di calcio d'angolo nei minuti finali per la compagine locale. L'arbitro non ha commesso gravi errori ma purtroppo pecca nella gestione della partita regalando cartellini gialli ad entrambe le formazioni in campo.
Le noti positive della gara per la Mac sono la granitica autorevolezza in difesa di Critelli e la non più sorprendente bravura del giovane Scalise che sia quando gioca a destra che quando dopo la sostituzione di Gianluca Lucia il mister lo impiega a sinistra dimostra di saper tenere bene la posizione con grinta e buona qualità.
Cresce ancora la forma di Di Giorgio che in questa partita è il migliore in campo ma il mister aspetta che sia al 100% per far fare il salto di qualità alla squadra.
Cerva
- MAC 3 1-1

Reti: Iuliano Dino.
Formazione:


1) Iuliano Marco
2) Iuliano Oscar
3) Lucia Gianluca (Fialà)
4) Di Giorgio Gianni (cap.)
5) Cianflone Alessio
6) Critelli Bruno
7) Iuliano Alex
8) Matarazzo Francesco
9) Iuliano Dino
10) Mancuso Antonio
11) Scalise Giuseppe

12) Talarico Roberto
13) Fialà Andrea
14) Della Porta Maurizio
15) Lucia Francesco
16) Lucia Paolo
17) ///
18) ///


All. Lucchino Francesco
Indisponibili: Lucia An., Cerminara, Galluzzi, Fazio F. '72, Fazio F. '68, Lucia Ad., Felicetti, Pulice e Sinopoli.
Squalificati: Iuliano S.
Il punto sul Girone F

Botte in campo tra Magisano e Salcamp
"Nell'anticipo di sabato il Vena ha battuto la Santacroceravolo con ben cinque reti, con Bertuca che realizza una doppietta. Ottime le prestazioni anche di Provenzano e Rondinelli, una rete per uno. Il Santacroceravolo in campo c'è ma la difesa pecca più e più olte. Goleada per la Cicalese che gonfia per ben sette volte la rete del Miglierina, tripletta di Ambrosio, doppietta di Muraca e Mancuso e Gigliotti un gol a testa. Quattro i gol segnati allo Zagarise dal Petronà, segnano Gentile, Scalise e doppietta di Valoroso. L'Amato vince in casa contro l'Uesse Catanzaro per tre a uno magnifica prestazione di Molinaro che segna tre gol arrivando in classifica marcatori a quota sette reti. Ottima prestazione per la Nuova Pontegrande che vince fuori casa che segna su errore del Carrao. Difficile gara tra Salcamp e Magisano, finisce con un pareggio, due a due, ma in campo il gioco non è stato dei più corretti, infatti è stato necessario l'intervento dei Carabinieri per sedare una rissa tra giocatori".


Maurizio Cacia

Calabria Ora, lunedì 3 Dicembre 2007, TERZA CATEGORIA - Pag. 50

lunedì 26 novembre 2007

Il punto sulla giornata - 5a ANDATA









Dopo il passo falso della scorsa settimana la Mac riprende la corsa verso la vetta incamerando altri tre punti nella partita casalinga contro il Salcamp e conquista il secondo posto approfittando della battuta d'arresto della capolista Petronà che perdendo per 2-1 in casa della N. Pontegrande le cede oltre la vittoria anche il primo piazzamento in classifica.
La partita non è un vero spettacolo, anzi per lunghi tratti vede le due squadre manovrare affannosamente senza quella verve giusta per assestare il colpo vincente.
Ma a sbloccare il risultato ci pensa il jolly Matarazzo e la buona vena di Dino Iuliano, entrato nella ripresa al posto del rientrante Mancuso, che scuotendo la squadra permette il bomber di Cancello con uno splendido colpo di testa proveniente da un calcio piazzato di bucare la rete avversaria. Non cambia più nulla ed il risultato è in cassaforte, il tabellino si fissa sul 2-0 che regala la vittoria al team biancazzurro.

Mac 3 - Salcamp 2-0
Reti: Matarazzo ed Iuliano Dino.

Formazione:

1) Fazio Felice '72
2) Della Porta Maurizio
3) Iuliano Oscar
4) Iuliano Simone
5) Critelli Bruno (cap.)
6) Cianflone Alessio
7) Iuliano Alex
8) Matarazzo Francesco
9) Mancuso Antonio
10) Di Giorgio Gianni
11) Lucia Paolo

12) Lucia Francesco
13) Fialà Andrea

14) Felicetti Bernardino
15) Pulice Salvatore

16) Iuliano Dino
17) Lucia Gianluca
18) Scalise Giuseppe

All. Lucchino Francesco

Indisponibili: Cerminara, Galluzzi, Iuliano Marco.
Squalificati:

Il punto sul Girone F

La Nuova Pontegrande vince e allunga
"La Pontegrande batte la più diretta inseguitrice Petronà per 2 a 1 grazie al rigore di Marino e al gol di Trapasso che rende vano il tentativo di recupero provato dagli ospiti col gol dagli undici metri di Bizantini. Non approfitta della sconfitta della vice regina del girone il Salcamp che cade due a zero sul terreno di gioco del Mac3, che guadagna lei ora la seconda piazza. Insegue il Vena che torna al successo dopo la debacle con l'Amato della scorsa giornata e sconfigge il Carrao, a cui non basta la rete di De Fazio. Alle spalle dei lametini c'è lo Zagarise che con De Tursi e Capicotto (su rigore quest'ultimo) archivia la pratica Cicalese. Altri risultati importanti sono la netta vittoria del Magisano sull'Amato, il quale non dà continuità all'ottimo momento delle ultime giornate. Per il Magisano in rete Corea, Dardano e Valletta. Due, infine le vittorie corsare: sono quelle della Santacroceravolo che col minimo sforzo espugna il terreno dell'Uesse, brindando al gol di Caracciolo. L'altro colpaccio in trasferta lo effettua il Cerva che vince in quel di Miglierina con Raimondi e Agostino".

Francesco Calvano
Calabria Ora
, lunedì 26 Novembre 2007, TERZA CATEGORIA - Pag. 51

mercoledì 21 novembre 2007

Storie di Migliuso - Brigantaggio

Come tutte le località dell’Italia meridionale anche la nostra zona ha registrato il fenomeno del brigantaggio.
Le motivazioni della nascita di questo fenomeno sono diverse, ma una puoò essere ritenuta comune per tutto il meridione d’Italia. La povertà delle masse contadine sfruttate dal regime feudale, impoverite dalle tasse e oppresse dal clero (che era diventato proprietario delle terre alla pari dei baroni). Il passaggio delle terre della chiesa ai soliti Baroni giacobini, dopo l’arrivo dei Francesi a discapito delle masse contadine.
Possiamo comunque distinguere il brigantaggio in tre periodi: Occupazione Francese - Restaurazione dopo il cogresso di Vienna - Periodo post unitario.
Va detto che al pari di tutti gli altri briganti quelli che hanno battuto la nostra zona non erano dei malfattori o banditi come qualcuno vuole insinuare. Erano operai, artigiani, contadini ribelli alla prepotenza ed al soppruso dello straniero, allo sfruttamento continuo ed alle ingiustizie sociali, al disumano trattamento in particolare per la gente indifesa ridotta alla fame e alla disperazione, dai baroni e dai loro rappresentanti, i quali parteggiavano, o erano sempre sul carro dei vincitori. Nessuno si deve meravigliare se durante la latitanza i cosiddetti briganti, braccati come cani, abbiano commesso atti di inconsulta violenza. I pastori della nostra zona non hanno mai negato il loro aiuto a coloro che avevano il coraggio di ribellarsi. Primo per una forma di rispetto, e poi anche per timore di conseguenze negative, che un tradimento avrebbe potuto comportare. Il più famoso brigante che ha trovato rifugio e poi la morte, nelle nostre zone è stato Pietro Paolo Mancuso (Parafante) ma tanti altri come Gallù da Caraffa (una fontana del bosco di grotte porta ancora il suo nome), Lorenzo Benincasa da Sambiase detto Papà (la località chjanu e papà è dove venne ucciso e fatto a pezzi dalle gendarmerie Francesi. Di questo periodo si narrano due brutti episodi. Il primo commesso dai briganti di Gallù ed il secondo dai gendarmi Francesi. Francesca Juliano con la nipotina Lauretta tornavano da Carratello dove erano pastori i loro genitori, e tornavano come possono tornare spensierate due giovanette di 12 e 16 anni cantando ua canzone dedicata al costume calabrese, “Ciu ciu lu pulicinu, cumu te mere ssu mantisinu” Quando queste ebbero raggiunto quello che oggi è chiamato u Chjanu e don Marcellu uscirono dal bosco i briganti e brutalmente violentarono entranbe e la violenza fu tale che Lauretta da allora perse l’uso della parola. Il secondo alla timpa delle grotte più o meno nella stessa zona fu perpetrato dai francesi ai danni di un pastorello di 14 anni Angelo Mazza al quale i gendarmi incontrandolo chiedettero notizie sui nascondigli dei briganti. I briganti che erano proprio dove si trovava Angelo quando scorsero la gendarmeria si nascosero sul crostone della timpa raccomandando al pastore di non parlare di loro altrimenti l’avrebbero ucciso. Angelo da buon calabrese disse di non sapere dove si nascondevano e di non aver visto nessuno ma uno dei soldati tirò fuori una cordicella (romaniellu) e con questa legò i pollici delle mani di Angelo mettendolo a penzoloni dentro la timpa e minacciandolo di lasciarlo cadere se non avesse rivelato dove stavano i briganti. Angelo da buon calabrese non parlo’, anche perche’i briganti che si trovavano sul crostone della timpa avevano puntato i loro fucili contro di lui minacciandolo di morte se avesse parlato. Alla fine dopo ore di sofferenza Angelo venne tirato su ma a conseguenza di ciò aveva riportato il distacco delle ossa dei pollici dalla mano perdendone l’uso. I pollici diventarono grossi come una mazzetta tanto che da allora Angelo Mazza venne soprannominato Mazzarella ed a distanza di quasi 200 anni il soprannome resiste ancora.
La seconda parte del brigantaggio non è cosi mitica come la prima perchè non ha uno straniero invasore da combattere ma non manca di efferrati episodi condotti da Diego Mazza da Serrastretta (il quale alla fine venne ucciso e suo cugino per paura che tornasse in vita col coltello gli mozzò la testa ) e da Giuseppe Guzzo di Miglierina (Soprannominato Fhaciune) che aveva promesso di uccidere 40 persone ma sfortunatamente per lui arrivò solo a 39 perchè il quarantesimo fu lui stesso. La nostra zona non fu coinvolta nel brigantaggio post unitario; ma appena dopo veniva infestata da bande di delinquenti comuni che trovavano appoggio anche presso famiglie del posto e vivevano di ruberie e sopprusi ai danni dei poveri pastori e contadini. Di questo periodo va ricordato il passaggio nella nostra zona del brigante Peppe Musolino. Angelo Lucia di Migliuso aveva il suo piccolo podere a Gaccia. Un giorno scorse una persona tra le sue piante di fichi d’india, si avvicinò per chiedere chi fosse e cosa facesse là, quando la persona in questione si avvicinò ad Angelo mostrandogli un fico che aveva mangiato e con segni da muto cerco di far capire che era affamato. Angelo cercò di far capire allo sconosciuto che non aveva niente di pronto con se ma se non aveva fretta presto sarebbe arrivata la moglie Rachele Juliano e avrebbe preparato qualcosa da mangiare. Peppe continuando a fingersi muto senza parlare mangiò e passò la notte in casa di Angelo, ma quando al mattino Angelo andò per svegliarlo Peppe non c’era più ed al suo posto aveva lasciato un biglietto con scritto “Tante grazie Peppe Musolino”. Angelo che era analfabeta si fece leggere il biglietto dal prete Don Tommaso Fragale.
Nei ricordi popolari vengono menzionati come briganti alcuni delinquenti comuni che hanno seminato morte nella nostra zona solo per il gusto ed il piacere di sentirsi grandi. Es. Carmine Cotronei datosi alla macchia e diventato poi fuorilegge perchè aveva disertato la leva militare e Pietro Scalise di Angoli con suoi compari Tommaso Mauro, Domenico Romeo etc. Il periodo più cruento del brigantaggio è stato quello della dominazione Francese 1806/1813. Gioacchino Murat diede pieni poteri al generale francese Antonio Manhes che agì con spietata energia tanto che nel giro di due mesi passo per le armi tremila imprendibili briganti. Quest’uomo non perdonò ad età sesso e parentela: con i veri rei caddero tanti innocenti ( A Migliuso i fratelli Scalise detti Valenti) e furono violate i più intimi sentimenti, gettata la diffidenza all’interno delle famiglie, morto ogni senso di pietà, per i più innocenti affetti della natura, si videro cose atroci, denuncie orribili, fughe romanzesche. Ordinò che ciacun comune denunciasse i briganti, armò i fattori e i guardiani, fece ritirare il bestiame agli agricoltori, fece sospendere tutti i lavori campestri, dichiarò la pena di morte per tutti coloro che in campagna nascondessero viveri. Tolse così ai briganti assistenza e connivenza con proprietari terrieri e contadini. Dopo averli isolati li fece assalire e fu così zelante che li assalì lui stesso e non perdonò nessuno, nemmeno una madre che ignara degli ordini, portava il solito vitto al figlio che stava lavorando nei campi, fece diventare la Calabria un campo chiuso dove gli uomini davano la caccia ad altri uomini. Manhes usò i più raffinati supplizi per dare l’esempio, Benincasa (Papà) e Parafanti per quanto crudeli morirono da intrepidi, così come cadde e scomparve la famiglia Scalise soprannominati "I valienti" (I valorosi).

martedì 20 novembre 2007

Storie di Brigantaggio a Migliuso

Storie di Brigantaggio a Migliuso




BRIGANTI SI MORA
Amm pusat chitarre e tammure
pecchè sta musica s'adda cagnà
simm brigante e facimm paura
e cca scuppetta vulimme canta ( 2 volte )

Rit. eeeeeeee oooooo eeeeeeee oooooo ah ah ah ah


chi a vist’o lupo s'è mmise appura

nun sape bbuono qual'è a verita
o vero lupo se magna e ccrioture?
E piemuntese l'avimma caccià ( 2 volte )

Rit. eeeeeeee oooooo eeeeeeee oooooo ah ah ah ah


tutt'e paise d'a Basilicata

se so scetate e mmò vanno alluccà
pure a Calabria sé arrevutata
e stu nemico l'avimma caccia ( 2 volte )

Rit. eeeeeeee oooooo eeeeeeee oooooo ah ah ah ah


e mmò cantomm sta nova canzone

e tutti paise se l’anna mparà
nun ce ne fotte do rrè burbone
a terra è a nosta e nun l'adda tuccà ( 2 volte )

Rit. eeeceeee oooooo eeeeeeee oooooo ah ah ah ah


femmena bella ch'è pigliate stu core

si nu brigante vulite salvà
nun ò cercate, scurdoteve o nomme
chi ce fa guerra nun tene pietà ( 2 volte )

Rit. eeeeeeee oooooo eeeceeee oooooo ah ah ah ah


omm se nasce brigante se more

e fin'all'ultimo avimma alluccà
e si murimmo jettat’ nu sciare
e na jastemma pe sta libertà ( 2 volte )

Rit. eeeeeeee oooooo eeeeeeee oooooo ah ah ah ah